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Monti apre gli occhi: miracolo ad Arezzo!

Ci voleva la visita del Papa ad Arezzo per destare Mario Monti da quel sonno catalettico che gli impediva di vedere cosa gli stava accadendo intorno. Assopito e distratto, fino a ora, ha continuato ad arrovellarsi il cervello per trovare il modo di ricavare ancora succo da limoni fin troppo spremuti, nel tentativo di sanare una situazione ereditata già incancrenita.

Ma ora il Premier apre gli occhi e, finalmente, si accorge che “Il presente dell’Italia è segnato da forti tensioni dovute alla crisi economica e alla crisi generata da rapide trasformazioni che generano disorientamento” e che “Con la crisi e la precarietà è inevitabile che cresca il disagio sociale, aumenti il malessere e ci siano segni a volte gravi d’incrinatura nella coesione sociale. Nessuno accetta volentieri i sacrifici e le restrizioni economiche, si tende a diffidare degli altri, l’insicurezza genera ripiegamento su se stessi, frustrazione, aggressività”.

Che cosa ha avuto su Monti l’effetto di un caffè doppio? E’ stata la visita del Papa nel capoluogo aretino a fare questo “miracolo ad Arezzo”, oppure, molto più realisticamente, anche a Palazzo Chigi si sono sentiti i boati della nuova ondata di violenza sociale che, anche se fa ricordare i periodi più bui degli anni ’70, per alcuni versi è peggiore. Come ignorare, infatti, che in pochissimo tempo dalla rivolta individuale passata attraverso i suicidi di piccoli imprenditori e semplici contribuenti strozzati dalle cartelle di Equitalia, siamo già a forme di ribellione violenta. Torna la parola “gambizzato”, tornano le maxi scorte, torna il terrore. E questa volta la rivolta non è contro il “regime”, ma contro “gabelle e i gabellieri”. Corsi e ricorsi storici: 2012 come il 1647, altro che 1970! Solo che oggi non c’è un Masaniello che raduna i popolani per bruciare i banchi del dazio a Piazza del Mercato.

Per Mario Monti si può uscire da questa situazione solo se si recupera la fiducia nel nostro Paese: “Se continuiamo a guardarci con reciproco sospetto, si alimenta la paura e s’indeboliscono le nostre forze. Non dobbiamo arrenderci, ma reagire insieme”. Facile a dirsi, più difficile a farsi. Difficile reagire se non si hanno le energie per farlo. Difficile avere fiducia se non si ha un lavoro e nessuna prospettiva. Difficile essere ottimisti quando ti viene negato tutto, anche il futuro.