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Usa

usa cinaLa Cina e gli Stati Uniti hanno finalmente raggiunto un accordo storico per ridurre le emissioni di gas serra, come riferiscono i media americani. Lo storico accordo, annunciato oggi dal presidente Usa Obama e dal collega cinese Xi, prevede nuovi e più sicuri obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio degli Usa. La Cina, da parte sua, si impegna per fermarne l’aumento entro il 2030. L’amministrazione Usa inoltre ha promesso di ridurre le emissioni del 25-28 % entro il 2025.

Ci sono stati diversi accordi del genere in passato, ma è la prima volta in assoluto che la Cina si impegna ad un intervento per eliminare i gas serra. Pechino e Washington, da sole, sono responsabili del 45 % delle emissioni di CO2 mondiali, ed è quindi importante che siano in primo luogo questi Paesi ad occuparsi del problema, che riguarda tutti noi a livello planetario. Secondo alcuni funzionari americani l’accordo tra i due Paesi più inquinatori al mondo si è potuto ottenere tramite negoziati segreti tra Stati Uniti e Cina, negoziati durati ben nove mesi, compresa una lettera di Obama a Xi. I due Paesi hanno scelto di avere un approccio comune che potrebbe portare ad un nuovo accordo globale sul clima entro l’anno prossimo.

Per raggiungere l’obiettivo cinese – fermare l’aumento di CO2 entro il 2030, il presidente Xi ha annunciato che le fonti energetiche pulite, come l’energia solare e eolica, saranno portate al 20 per cento della produzione totale cinese. Il presidente americano Barack Obama invece si è detto molto “orgoglioso” per lo “storico” accordo con Pechino. Xi Jinping ha poi affermato e dichiarato che la Cina è pronta a collaborare con gli Usa su una serie di questioni di importanza globale, come ad esempio la lotta ai cambiamenti climatici e all’ebola. Obama però è in difficoltà con la nuova maggioranza repubblicana appena eletta: il leader repubblicano al Senato Usa, infatti, Mitch McConnell, ha dichiarato che l’accordo americano con la Cina “è impraticabile”.

razzo usa esplosoBrutta vicenda quella accaduta stanotte in Virginia, quando il razzo vettore Antares, realizzato dalla società privata americana Orbital Sciences Corporation, è esploso solo sei secondi dopo la sua partenza dalla piattaforma di lancio. Ci troviamo al poligono spaziale di Wallops, in Virginia. La perdita del carico, un modulo di rifornimento “cargo” per gli astronauti della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, non è cosa di poco conto, anche dal punto di vista economico. Senza contare il danno di immagine che gli Stati Uniti stanno subendo agli occhi di tutto il mondo.

Le immagini del razzo esploso, infatti, hanno fatto presto il giro del mondo. Si trattava del quarto lancio per Antares. Il primo lancio aveva un carico “zavorrato”, poi c’erano stati altri due lanci, andati a buon fine, di due moduli Cygnus sviluppati da Orbital Sciences, carichi di materiali e viveri, sempre diretti alla Stazione Spaziale Internazionale. Nei lanci precedenti il razzo non aveva avuto nessun tipo di problema; tanto più dunque giunge inaspettata la notizia di questo insuccesso.

Ieri sera il razzo Antares aveva acceso i motori del suo primo stadio alle 18:22 ora locale (23:22 ora italiana), motori AJ26-58, che funzionano a ossigeno liquido e cherosene. Inizialmente si era pensato a danni alle strutture delle rampa di lancio, ma in seguito i responsabili di Orbital Sciences Corporation hanno affermato che, per fortuna, non sono stati registrati danni di nessun tipo al personale del centro spaziale. Nessun commento ufficiale sull’incidente, che comunque richiede una indagine e una inchiesta immediata in merito. Alcune fonti americane non confermate affermano però che, subito dopo il lancio, sarebbe stato attivato il sistema automatico di autodistruzione, probabilmente a causa di anomalie su uno o addirittura su entrambi i motori. Un duro colpo per l’immagine dell’America e degli Stati Uniti, da sempre in prima linea nelle ricerche spaziali. Speriamo che si tratti soltanto di un caso isolato.

142928601-1cf78ed8-6999-48a7-bbde-316651357348Continuano i combattimenti nella Striscia di Gaza dove l’offensiva israeliana è giunta al 24.mo giorno,Dopo il bombardamento della scuola gestita dall’Onu nel quale sono morte 23 persone e la continua strage di bambini, la pressione internazionale per un cessate il fuoco si fa sempre più forte ma l’esercito israeliano non ha nessuna intenzione di fermarsi.

Le Nazioni Unite contro gli Usa: “Forniscono armi a Israele”.

Il massacro dei bambini che dormivano nella scuola Onu a Gaza ieri è stato duramente condannato da tutte le cariche delle Nazioni Unite, dal segretario generale Ban Ki-moon in giù che ieri dal Costa Rica ha definito l’attacco “vergognoso”.

Qualche ora dopo Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che aiuta i palestinesi a Gaza, scoppia in lacrime in diretta tv mentre è intervistato da al Jazeera sul bombardaento della scuola gestita dall’Onu e usata come rifugio dai palestinesi.

Oggi l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, torna ad accusare Israele di violare deliberatamente il diritto internazionale nelle operazioni militari in corso nel Striscia di Gaza che, dice Pillay, hanno come obiettivi case, scuole, ospedali, centri Onu. “Nessuno di questi attacchi è sembrato casuale, ma un atto di deliberata violazione del diritto internazionale” ha detto.

Ma Pillay accusa anche Hamas: le due parti “commettono gravi violazioni dei diritti dell’uomo, che potrebbero costituire crimini contro l’umanità”.

“Gli Usa hanno influenza su Israele e dovrebbero fare di piu’ per fermare le morti, per mettere le parti nel conflitto (sedute a un tavolo) a dialogare”, ha detto Navi Pillay. Nel corso di una conferenza stampa, l’Alto Commissario Onu ha anche ricordato gli aiuti finanziari e la consegna di materiale bellico dagli Stati Uniti a Tel Aviv. “Ma non e’ solo questo”, ha aggiunto.

“Non solo forniscono a Israele artiglieria pesante usata da Israele a Gaza, ma hanno prestato quasi un miliardi di dollari perchè Israele creasse una protezione contro i razzi per proteggere la popolazione civile israeliana. Una protezione su cui non possono contare i civili a Gaza”.

portway pedofilo e cannibale

portway pedofilo e cannibale

 

Terrore negli Stati Uniti d’America dove si è riconosciuta l’esistenza di Geoffrey Portway pedofilo e cannabile. L’uomo utilizzava una bara perfetta per dei bambini ed una gabbia con delle manette; tramite questi oggetti, torturava numerosi piccoli che avevano attirato le attenzioni dell’uomo.

Portway pedofilo e cannibale aveva trasformato una stanza in una perfetta camera adibita alle torture; qui, sono state scoperte delle fotografie, le quali ritraevano dei bambini probabilmente violentati e soggetti a maltrattamenti. Nonostante vi fossero già abbastanza elementi incriminanti nei confronti di Portway pedofilo e cannibale, l’FBI ha trovato altre attrezzature utilizzate per il bondage,

Secondo quando dichiarato da Portaway, pedofilo e cannibale, le vittime venivano violentate, torturate e cremate, in modo da poter nascondere ogni possibile traccia della loro presenza. L’uomo agiva in uno scantinato, completamente indisturbato. Portaway riconosciuto come pedofilo e cannibale aveva già subito accuse nei confronti del rapimento di un piccolo, ma stavolta rischia di scontare 27 anni di galera.

La parola fallimento, soprattutto se applicata a enti ed istituzioni locali, ha certamente un sapore strano. In Italia, Comuni e Regioni, tecnicamente non possono fallire. Negli Stati Uniti, invece,  la città di Detroit dovrà subire una procedura in tutto simile a quella di una qualsiasi azienda privata in bancarotta, con annesse svendite e licenziamenti di personale.

Jefferson North, il bianchissimo stabilimento nella parte nord-orientale della città dove si producono le Jeep Grand Cherokee della Chrysler, lavora a pieno ritmo. Ma quello stabilimento è l’unico attivo nell’area urbana della città. Gli altri impianti della rinascita dell’industria Usa dell’auto – Ford, Chrysler e General Motors – sono fuori dal perimetro di Detroit e non contribuiscono al suo esangue bilancio.

Anche questo spiega il perché della bancarotta, la prima di una grande metropoli nella storia americana. Una città Detroit segnata da trasformazioni del suo tessuto produttivo e sociale che l’hanno letteralmente svuotata: dai quasi due milioni di abitanti del 1950 ai 700 mila attuali.

Andare da Jefferson North fino al vecchio centro degli uffici municipali significa attraversare l’inferno di interi isolati di case unifamiliari abbandonate e bruciate ma anche quartieri della speranza come quello di Woodward Avenue, rinato attorno a due società non automobilistiche di successo, Compuware e Quicken Loans: zone spettrali e parchi con spiagge finte e orchestrine jazz che suonano sotto gli spruzzi degli umidificatori, nella calura estiva. Ma l’immagine che ti resta attaccata addosso è quella degli incendi dolosi. Che hanno anch’essi qualcosa a che fare con la decisione di imporre una svolta drammatica all’amministrazione della città: vedere una casa che brucia nella notte è uno dei passatempi preferiti dalle bande giovanili di Detroit. Che non lo percepiscono più nemmeno come un reato. In questa città con più di 80 mila case abbandonate gli incendi sono oltre cinquemila l’anno, 14 al giorno. Polizia e pompieri, a ranghi ridotti per i tagli di bilancio, riescono a fare qualche indagine solo in un caso su cinque.

Uno stato d’abbandono cavalcato dal governatore del Michigan, Rick Snyder nel momento in cui annuncia lo stato d’emergenza: «La città era paralizzata da troppo tempo, senza più risorse, coi servizi ridotti all’osso. Adesso potremo mettere un punto fermo. Ci saranno sacrifici, certo, ma è anche l’occasione per un nuovo inizio, per restituire i servizi pubblici a una città che vuole rinascere».

Usa – Un ragazzino di 13 anni è stato arrestato perchè ha ucciso la sorellina di 5 anni con la quale aveva improvvisato un incontro di wrestiling. Il ragazzino imitando gli incontri dei wrestler guardati in tv, ha improvvisato sul letto della sua stanzetta il ring e ha iniziato a picchiare selvaggiamente la povera sorellina, l’ha sbattuta contro il letto e poi saltandole addosso le ha sferrato calci, pugni e gomitate. Dopo un po’ la piccola ha perso i sensi, questo quanto raccontato dal portavoce dello sceriffo di Terrytown nello stato della Lopuisiana negli Usa dove si è verificato il fatto. Quando sono arrivati i soccorsi la bambina era ancora viva anche se priva di sensi, è morta in ospedale a causa delle numerose ferite ed emmoraggie interne. Il fratellino 13enne in custodia presso la polizia ha subito confessato l’accaduto ripercorrendo i drammatici momenti prima della morte della sorellina.

Scandalo USA – E’ vero e proprio scandalo negli USA, dove il The Guardian ha lanciato lo scoop clamoroso secondo cui l’amministrazione Obama stia spiando, da tempo, sia i cellulari che la rete. E’ uno scandalo che vede implicata l’FBI e la National Security Agency (Nsa). Dopo lo scoop clamoroso del Guardian, arrivano le rivelazione del Washington Post, che afferma come il governo degli Stati Uniti abbia accesso ai server di colossi della tecnologia tramite il programma Prism.

Governo Obama come quello Bush

Tramite il programma Prism, gli USA hanno accesso diretto a server di aziende come Google, Apple, Facebook, Microsoft e Skype, ovvero alcune delle società più ricche e più grandi del pianeta grazie alle milioni di registrazioni di utenti. Un fatto grave, gravissimo, tanto che il New York Times attacca Obama e la sua “poca credibilità”. In attesa di ulteriori sviluppi, una cosa è certa: gli elettori di Obama sono perplessi nel vedere che il loro candidato (che in passato era il primo a denunciare forzature da parte del precedente Governo) segue la linea già vista con Bush.

Terribile scoperta in South Carolina, USA. Una donna, Rebecca Keith, 58 anni, e le sue due figlie, Amanda di 33 anni e Sara di 31, convivevano con le carcasse in decomposizione di 80 animali, tra cani, gatti, uccelli, cervi, furetti e galline.

Lo spettacolo nauseabondo che si sono trovati davanti gli agenti che avevano raggiunto la famiglia per presentarle lo sfratto, è stato a dir poco scioccante.

I corpi degli animali, alcuni in stato molto avanzato di decomposizione, erano stipati tra il congelatore ed il frigorifero, non alimentati da corrente elettrica. Altri erano sparsi per tutto l’appartamento. Inoltre la casa era disseminata di escrementi, da un odore indefinibile, con la presenza di mosche e vermi.

Le tre donne, arrestate, hanno confessato di non aver seppellito i corpi degli animali, perché troppo affezionati a loro, in quanto facevano parte della famiglia e quindi non volevano separarsi da loro.