Sono trascorsi 32 ani dall’omicidio del giudice Caccia, uomo di legge e magistrato che fu freddato da due colpi di arma di fuoco mentre stava portando a spasso il suo cagnolino. Si è trattato di una delle pagine più tristi e controverse di cronaca del nostro paese, che ancora si proponeva irrisolta nella ricerca dell’esecutore materiale del delitto.
Ieri gli inquirenti hanno arrestato Rocco Schirripa, calabrese di 64 anni, da tempo residente a Torino, dove svolgeva la professione di panettiere. Si è trattato di un’indagine lunga, difficile e ricca di colpi di scena, l’ultimo dei quali ha segnato l’arresto dell’uomo. In un video che sta facendo il giro della rete, i due magistrati che si sono occupati dell’inchiesta, Ilda Bocassini e Marcello Tatangelo, sono apparsi visibilmente commossi, in quanto convinti di aver finalmente individuato e soprattutto assicurato alla legge l’uomo giusto.
Schirripa sarebbe stato incastrato da un’operazione raffinata, la quale ha portato all’arresto e alla convalida delle prove da parte della magistratura milanese. Il mandante esecutivo dell’omicidio del giudice Caccia, al quale è ora intitolato il tribunale di giustizia di Torino, era Domenico Belfiore, considerato a capo della n’drangheta negli anni ’90 e destinato al nord-ovest del paese. Belfiore venne arrestato e condannato all’ergastolo ma è uscito dal carcere pochi mesi fa per ragioni di salute. La notte in cui il dr. Caccia venne ucciso erano presenti lo stesso Belfiore e l’esecutore materiale del delitto, molto probabilmente Schirripa, che ora è chiamato a rispondere di uno dei reati più gravi commessi a carico delle istituzioni della storia del nostro paese.
Le indagini sono state coordinate dalla magistratura di Milano e il Pm Stefania Pepe ha aggiunto nei documenti allegati al caso una nota, nella quale indica che dalla figura di Schirripa emerge con assoluta certezza il collegamento ai fatti della notte dell’omicidio Caccia. I documenti allegati confermano quindi la tesi portata avanti per anni dai magistrati, ma purtroppo mai avallata da prove e documenti di natura inconfutabile. Almeno fino a ieri, quando un criminale è stato assicurato alla giustizia, anche se molti anni dopo l’avvenuto crimine.



















Andrea Ferri – Nella serata di ieri c’è stata una vera e propria svolta nelle indagini in merito all’omicidio di Andrea Ferri, imprenditore di Pesaro che nella notte di lunedì scorso è stato ucciso. I carabinieri hanno infatti arrestato due persone, un marocchino e un macedone, entrambi dipendenti di Ferri nel distributore di benzina che da tempo possedeva. Secondo quanto si apprende, i due volevano rubare il Suv di Andrea Ferri, ma la rapina è diventata una vera e propria esecuzione con 6 colpi d’arma da fuoco: 5 alla testa e uno alle spalle.
Rapina Pinerolo – E’ stata ritrovata l’auto dei rapinatori che hanno ucciso ieri, poco dopo la mezzanotte, un barista a Pinerolo con tre colpi di pistola durante un tentativo di rapina. Il titolare è Giovanni Bruno di 38 anni, che nella tarda serata di ieri si è trovato davanti due rapinatori dal viso coperto che si sono avvicinati a lui: il barista ha provato ad affrontarli, ma è stato poi colpito dai colpi di pistola.
Omicidio Lea Garofalo – Oggi è arrivata la decisione da parte della corte d’Assise d’Appello di Milano in merito all’omicidio di Lea Garofalo, donna che venne uccisa a Milano nel novembre del 2009 dopo aver testimoniato in un processo per una faida di ‘Ndrangheta. I giudici hanno confermato 4 dei 6 ergastoli che erano stati inflitti durante l’udienza di primo grado. Tra i condannati c’è anche Carlo Cosco, ex compagno di Lea Garofalo. Quattro ergastoli confermati dunque, mentre un imputato è stato assolto ed un altro è stato condannato a 25 anni di prigione.





















