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Lamberto Sposini non è più in terapia intensiva. E’ stato trasferito in un reparto di degenza del Policlinico Gemelli di Roma, dove potrà seguire la riabilitazione neurologica e fisica. L’annuncio è stato dato dal professore ordinario di Neurochirurgia Giulio Maira. Nel  recente bollettino medico ha scritto che il paziente sta meglio e non ha più bisogno dell’assistenza e delle cure proprie del reparto di terapia intensiva.

Lo scorso 26 Aprile, Sposini fu ricoverato dopo aver avuto un’improvvisa emorragia celebrale durante la c

onduzione del suo storico programma “La vita in diretta”.

I medici sono ottimisti sulle condizione del conduttore: riconosce i suoi familiari, ha reazioni emotive e riesce a stringere la mano di chi gli è accanto.

I tempi di recupero saranno lenti, ma i suoi ammiratori sono fiduciosi. Sulla sua pagina face book si leggono molti incoraggiamenti. Speriamo che possa riprendere presto in mano la sua vita e il programma che da anni gli appartiene. Forza Lamberto!

 

Pontida, domenica 19 giugno 2011. Parla Bossi, atteso, invocato e temuto; molti si attendono parole decisive e il tanto minacciato distacco della spina.

L’inizio sembra essere infatti all’altezza delle aspettative. Il Senatur incalza infatti la folla giunta numerosa con un’invettiva alla stampa non amica. «Questa è la risposta ai coglioni giornalisti… Altro che la Lega è rotta. Vi romperemo noi».

Quando però il discorso vira verso gli argomenti politici sulla folla piomba un inquietante silenzio. Il Capo inizia a parlare delle tasse e le idee appaiono poche, così come debole appare la vis polemica: niente parolacce, nessuna imprecazione, nessun fremito.

Un timido risveglio si nota quando Bossi inizia a parlare dell’alleanza con Berlusconi.

«Non è mica detto che alle prossime elezioni andiamo con Berlusconi», parole che suonano, tuttavia, un po’ come l’ennesimo penultimatum, l’ennesima minaccia di chi abbaia, ma non morde.

Poi arriva la stoccata a Equitalia, l’agenzia che riscuote le tasse e che talvolta avrebbe il vizietto di sequestrare automobili e abitazioni a tutti, ma soprattutto al popolo della Padania. «Una cosa vergognosa… Metteremo dei paletti» promette Bossi. E, incamminatosi per questa strada, non poteva certo mancare il riferimento alle multe per le quote latte. Bossi rivela al popolo padano che in Europa si sono sbagliati, che sono state conteggiate mucche inesistenti o troppo vecchie per dare latte, che gli allevatori sono stati trattati da malfattori, ma i furfanti veri sono altri, cioè i politici europei, ma ancor di più quelli “romani “, Casini primo fra tutti, colpevole di aver accusato il partito del Carroccio di aver lucrato sui soldi destinati alla ricerca contro il cancro. E Calderoli giunge anche a paventare il pericolo che viene dall’Europa, rappresentato da coloro che non vogliono farci bere latte padano e vogliono farci prendere l’Escherichia coli di qualche altro paese.

La successiva carta giocata dai vertici leghisti è quella del trasferimento dei ministeri al Nord. «Berlusconi aveva già firmato il documento, ma poi s’è cagato sotto» dichiara il Capo, tanto per essere chiaro, e poi prosegue però con un discorso non sempre ben comprensibile in tutti i suoi passaggi, ma il cui contenuto permette di ipotizzare il traferimento del ministero di Calderoli, quello cioè della Semplificazione, quello di Bossi, il Ministero delle Riforme per il Federalismo, quello di Maroni, il ministero dell’Interno, e quello di Tremonti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il tutto condito dalla disponibilità del sindaco di Monza, che avrebbe messo a disposizione la sede.

Forse nemmeno l’idea dei ministeri al nord interessa molto la base, che dopo circa venti minuti di discorso fa partire un coro: «Secessione! Secessione!», che spiazza letteralmente Bossi. Il Capo fa finta di non aver sentito e prosegue il suo discorso dicendo che il mondo è cambiato, che i principi universalisti vanno rivisti e, dopo l’urlo della folla che reclama libertà per la Padania, rispolvera un discorso buono per tutte le stagioni. «Bisogna ridurre gli sprechi, per esempio le auto blu. Io l’Audi me la sono comprata». Evidentemente però anche questo non basta al popolo leghista, che inizia nuovamente a strillare: «Secessione! Secessione!». E il Senatur, quasi spazientito, questa volta ribatte: «Volete la secessione? Ci si prepari. La Lega verrà incontro ai popoli del Nord che vogliono fare pressione sul centralismo. L’ultima volta ci mandarono contro la Magistratura. Stavolta saremo ancora più incazzati». Il popolo verde ora sembra contento.

Il discorso di Bossi ora volge al termine ed è il momento delle previsioni.

Per il futuro, quasi come se si trattasse di uno strano gioco del destino, ipotizza una futura vittoria della sinistra: gli italiani ogni quindici anni cambiano bandiera e alle prossime elezioni il voto non andrà al centrodestra, anche perchè la coalizione di governo di errori ne ha fatti molti, uno fra tutti quello di aver dato mano libera a Equitalia, che sequestra le case e le macchine ai cittadini. Sono tutti errori, a giudizio del Capo, che contribuiranno a spostare il voto dalla parte sbagliata, anche perchè, precisa il Senatur, in democrazia ognuno vota chi vuole.

E il discorso di Bossi si conclude qui.

Il “lider maximo” passa quindi la palla a Maroni, che imposta un discorso di più ampio respiro, rivendicando i successi del governo e del suo ministero contro la mafia e gli immigrati; è proprio Maroni, proposto alla base leghista quasi come il successore designato alla guida del partito, a calare  il vero asso nella manica, destinato inevitabilmente a suscitare polemiche nella maggioranza di governo. Il ministro chiede al governo di impegnarsi per l’uscita dell’Italia da tutte le missioni di guerra, prima fra tutte quella in Libia, a causa della quale stanno giungendo nel nostro Paese molti, troppo profughi.

«I missili non sono intelligenti, per fermare i profughi c’è solo un modo fermare la guerra», afferma il ministro, e prosegue: «Abbiamo contro la Nato che ha detto che non può fare un blocco navale per i clandestini in uscita, abbiamo contro l’Europa che non ci aiuta e la magistratura che è a favore dei clandestini».

E qui si chiude il momento clou del grande raduno del partito del Carroccio, aperto dall’arrivo del “Trota” in tenuta da ciclista, chiuso da una bella sfilata di tutto il vertice leghista, fra cui Bricolo e Giorgetti e animato da una base un po’ disorientata di fronte ad un partito che sembra essersi troppo “romanizzato”.

 

“Finalmente la felicita’”, è l’ultimo film di Leonardo Pieraccioni. Il regista ne ha parlato con i giornalisti a Lucca: le scene verranno girate tra la Sardegna, il comune toscano e Roma. Oltre ai protagonisti Thyago Alves e Ariadna Romero, il film vede anche la partecipazione di Maria De Filippi, nel ruolo di se stessa.

L’uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il prossimo natale. Il film ci racconta la storia di un professore lucchese (appunto Pieraccioni) che grazie a “C’è posta per te”(storico programma condotto appunto dalla De Filippi anche nel film) scopre una novità riguardante la sua famiglia: sua madre, deceduta da poco, aveva adottato a distanza una bambina brasiliana (Adriana Romero) che adesso lo vuole conoscere. Da qui parte il film che sicuramente sarà pieno di comicità e colpi di scena. Pare infatti che il protagonista sia anche un traditore: la sua ex fidanzata (che lavora al catasto) l’ha visto su Google Earth abbracciato ad una violinista!

Divertimento, sentimento e stupore: questo promette Leonardo Pieraccioni. I fan attendono con ansia.

 

Aereo tenta l’atterraggio in autostrada: 44 morti e 8 feriti – Il volo Tupolev 134 con a bordo 52 persone compresi i membri dell’equipaggio, si è schiantato al suolo tentando un atterraggio di emergenza in autostrada, vicino all’aereoporto di Besovets al confine tra la Russia e la Finlandia.

L’accaduto è avvenuto ieri sera intorno alle ore 21.40 italiane.

“Dalle prime informazioni che abbiamo risultano 44 morti. Otto persone sono rimaste ferite, sette in maniera grave” questo è quanto ha riferito la portavoce Irina Andriyanova telefonicamente.

“Abbiamo portato un bambino nell’ospedale locale — il bambino era in condizioni molto gravi”, ha detto una soccorritrice alla tv locale presente sulla scena dell’incidente. La donna ha detto che cinque persone sono state portate in ospedale.

Un video fatto da un testimone, e trasmesso dalla tv, ha mostrato fiamme innalzarsi dal relitto dell’aereo vicino al luogo dell’incidente, nella regione Carelia, a circa 700 chilometri a nord-ovest di Mosca.

Unire l’utile al dilettevole. Le mamme saranno contente del risultato dello studio effettuato dai ricercatori americani dell’Università del Michigan, ad Ann Arbor, sui cosiddetti brain games. Lo scopo di questi videogiochi è quello di tenere in allenamento il cervello, migliorare la memoria e la capacità di risolvere i problemi. E si sa che per i bambini non c’è quasi nulla di più divertente del trascorre qualche ora davanti ad una console. Quest’ultimo studio sembra aver dimostrato che questi brain games apportino dei miglioramenti alle suddette capacità.

Una precedente ricerca del 2010 ad opera di Adrian Owen, del Medical Research Council, svolto su un campione di 11.500 uomini e donne tra i 18 ed i 60 anni ha invece mostrato che i brain games non portano benefici per quanto riguarda le capacità sopra menzionate ma solo alla capacità di gioco di un individuo: chi ha giocato ad un brain game ha infatti totalizzato un punteggio maggiore.

Resta certo che in ogni caso non si deve abusare dei videogiochi di qualsiasi genere essi siano. Ma a prescindere da benefici o non benefici, non è meglio (quantomeno per i più piccoli) un brain game rispetto ad un gioco pieno di violenza?

 

Il passaggio di Pontida c’è stato e il tanto temuto strappo con il PdL non si è avuto, ma la leadership di Berlusconi è stata messa in discussione per l’appuntamento elettorale del 2013 e sono state poste diverse condizioni per la prosecuzione dell’esperienza di governo.

Una condizione, forse quella ritenuta in questo momento più importante per il partito del Carroccio, è la riduzione delle tasse, provvedimento spesso in cima alle priorità di Silvio Berlusconi, ma su cui Giulio Tremonti ha sempre frenato.

La soluzione proposta da Bossi dal “pratone” di Pontida è quella di porre fine alle missioni di guerra per gli alti costi che queste comportano: la guerra in Libia – ha urlato Bossi dal palco del raduno della Lega – costa al paese un miliardo di euro in bombe ed immigrati.

Ieri però è intervenuto il distinguo di Napolitano.

Il Presidente della Repubblica, nella sua veste di capo delle forze armate, ha preso nettamente le distanze dalle posizioni espresse dal Senatur e, durante la celebrazione dei 60 anni della firma della Convenzione di Ginevra sui rifiugiati, ha dichiarato «È nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze degli altri Paesi che hanno raccolto l’appello delle Nazioni Unite». Il Presidente ha precisato inoltre che il nostro Paese ha integrato un numero di immigrati e rifugiati nettamente inferiore a quello degli altri Stati europei e ha invitato il Governo a «colmare i vuoti che ancora presentano la nostra legislazione nazionale e il nostro sistema di accoglienza, protezione e integrazione».

Decisa è stata la risposta di Maroni, che ha commentato in questo modo le parole del Presidente: «Ribadisco le posizioni espresse sul sacro suolo di Pontida, dove abbiamo detto cose importanti, tra cui la richiesta alla Camera e a Berlusconi di dire quando terminerà la missione in Libia, che è l’unico modo per fermare lo sbarco dei clandestini».

Alla parole del ministro dell’Interno fa da controcanto la replica di Frattini, che ha sottolineato l’importanza delle missioni di pace, che devono essere affrontate in un quadro di collaborazione internazionale, e che a proposito dell’uscita del nostro paese dall’impegno in Libia, ha commentato che non è possibile pensare a ritiri unilaterali, ma neppure impegni a tempo indeterminato. Il responsabile della Farnesina ha ricordato  infatti che per la partecipazione dell’Italia ai bombardamenti in Libia c’è un limite molto chiaro, che è quello di settembre, precedentemente fissato dalla Nato, ma, precisa ancora, è necessario che una soluzione venga trovata molto prima di quella scadenza.

Anche il commento di Castelli non si è fatto attendere. “Vorrei rispettosamente far osservare al Presidente Napolitano – ha dichiarato il viceministro – che il Parlamento italiano ha preso l’impegno di difendere in Libia i civili inermi non di ucciderli, come avvenuto in questi giorni. Mi aspetto una parola anche su questo tema, se non altro per rispetto dei bambini uccisi dai raid ‘intelligenti’.

La presenza italiana in Libia crea quindi un forte fermento all’interno della maggioranza e per sapere se la posizione espressa dalla Lega a Pontida sull’impegno militare italiano diventerà un posizione del Governo occorrerà attendere l’esito del duplice appuntamento di oggi, la verifica al Senato e la fiducia sul decreto sullo sviluppo economico alla Camera. Appare tuttavia evidente che quanto sostenuto da Bossi davanti al popolo leghista non è solo uno slogan, “sparato” a caso in un “pratone” lombardo affollato e assolato: la Lega considera l’uscita dall’impegno in Libia, unitamente alla riforma fiscale e alla modifica del patto di stabilità dei comuni, elementi imprescindibili del pacchetto di richieste del Carroccio al governo.

 

SARAH SCAZZI/ Sabrina Misseri e Cosima Serrano restano in carcere – Il Tribunale del Riesame di Taranto ha rifiutato il ricorso presentato dagli avvocati di custodia cautelare di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, le quali continuano a rimanere in carcere per l’omicidio della piccola cugina e nipote Sarah Scazzi.

Sabrina e Cosima attualmente sono state accusate di corcorso in omicidio e soppressione di cadavere.

 

 

 

Lele Mora arrestato per bancarotta? – La Guardia di Finanza ha arrestato il famoso agente dei Vip Lele Mora con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Secondo quanto dichiarato, Lele Mora, avrebbe nascosto una somma di denaro pari a 8.5 milioni di euro dopo il fallimento della società.

Inoltre sembrerebbe che Mora avrebbe trasferito parte di questo denaro in Svizzera. Secondo il gip per Mora ci sono tutte le condizioni che giustificano le esigenze di custodia cautelare: pericolo di fuga, rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.