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vasco rossi

vasco-rossiIeri il rocker italiano ha ringraziato i suoi fans su facebook: “Grazie degli striscioni GRAZIE… Grazie per i vostri occhi luminosi, grazie ai tecnici di palco, ai facchini e ai rigger, grazie alla produzione Live Nation, grazie all’audio, alla regia video, alle foto e soprattutto alle luci che hanno reso magico il palco, grazie alla band, la “banda” migliore al mondo! grazie ai miei preziosi e fedeli collaboratori che hanno reso Stupendo il Live Kom’014 Un abbraccio a tutti e ricordatevi che “la rivoluzione siete voi”!!!”

Vasco Rossi nelle sette date del Live Kom 2014 tra lo Stadio Olimpico di Roma e lo Stadio san Siro di Milano ha incassato ventisei milioni di dollari: meglio di lui hanno fatto solo i Rolling Stones. con settantotto milioni di dollari ma ottenuti nelle dieci date del tour europeo. Rossi è il secondo cantante al mondo con il maggiore incasso nell’anno, secondo Billboard, si è aggiudicato il titolo di “Paperone della musica italiana”

Intanto è stato pubblicato un libro su Vasco Rossi che lo inserisce tra i poeti italiani, mentre il suo libro “La versione di Vasco” è alla quinta ristampa.

Il libro scritto da Vasco Rossi e giunto alla quinta edizione, pubblicato nel 2011. “Mio padre era socialista e non essere schierato in quegli anni con i comunisti o i preti non pagava a Zocca – scrive il cantautore – Nella comune teatrale di Bologna ho scoperto Bakunin e gli anarchici. Non quelli che mettono le bombe, ma uomini migliori, liberi, talmente responsabili che non c’è più bisogno di uno Stato che ti detti le regole”.

vasco-rossi-in-concertoVasco, 62 anni, cattura milioni di fan perché dice cose che pensano tutti e non si vergogna mai a raccontare se stesso, svela desideri nascosti con quello strano stupore dipinto sul viso duro e puro, decisamente rock come quando grida ai fan:”Tenete duro, ce la farete, ce la farete!”

Vasco ha appena terminato i  sette concerti negli stadi di Roma e MIlano con un nuovo record di 403 mila biglietti venduti, incasso circa venti milioni di euro.

Vita spericolata è la sua eterna filosofia, anche adesso che gli anni passano e lui si rasa a zero per anticipare, come sempre, gli eventi.  Così si racconta

Spericolata in che senso, Vasco?

“Nell’83 erano cinque anni che lavoravo ma senza casa, senza un disco. Facevo solo concerti, vivevamo on the road. Avevo tagliato i ponti con tutti, ero collassato in mezzo a un oceano, non vedevo la riva né da una parte né dall’altra. Avevo già scritto Albachiara, Siamo solo noi, Fegato spappolato.
Il provocatore era già nato, sconsigliato da tutta la stampa, avvertivano che poteva trasmettere il virus della droga. Avevo colpito a Sanremo con Vado al Massimo nell’82, il patron Ravera che mi aveva voluto, mi aveva detto: “Devi farti vedere, torna come vuoi”.

E lei?

“Mi dicevo: non posso tornare a fare il matto. A un certo punto Guido Elmi (autore degli egregi arrangiamenti metallici di questo tour, ndr) mi porta uno che suonava il basso a Bologna, in un gruppo rock. A Bologna facevano tutti rock, e mi dicevano che ero commerciale perché avevo scritto Albachiara. Comunque è venuto con un nastrino, Tullio Ferro: era bellissima, la musica. Sono trasalito, e ho cominciato a collaborare”.

Un parto lungo, quello del testo?

“L’ho ascoltata per mesi, non mi veniva mai una cosa giusto. Poi un giorno che eravamo a suonare in Sardegna, si è messo a piovere. Sono salito in macchina e ho messo il nastro. E ho pensato: “Voglio una vita…”.

… Maleducata?

“Nel senso del non educata secondo i vostri parametri, avevo tutti gli Anni Settanta alle spalle, quando la maggioranza voleva fare la rivoluzione ma con il lavoro in banca. Io no, ho avuto la possibilità e ho detto di no alla banca. Figurarsi i miei…”.

… Spericolata?

“Nel senso di vivere pericolosamente, alle Nietzsche che diceva: “Dall’esistenza la fecondità più grande e il diletto più grande è vivere pericolosamente. Costruite le vostre città sulle pendici del Vesuvio””.

… Piena di guai?

“Una vita non garantita, non con il lavoro sicuro come si aveva allora. Lo dico per i giovani di adesso”.

… Di quelle che non dormi mai?

“Ero sempre sveglissimo, sapevo dove volevo e dove non volevo andare. Scrivevo canzoni che raccontavano ciò che vedevo. Non è che la realtà mi piacesse, ma la canto lo stesso”.

… Una vita come quella dei film?

“Nei film non ci sono mai parti monotone della giornata, solo quelle essenziali”.

… Una vita come Steve McQueen?

“Era il mito della mia generazione, nel film La grande fuga saltava i reticolati con la moto. Bello, dannato e spericolato. Steve McQueen sì, James Dean no. Con McQueen c’era solo il piacere, non le macerazioni di James Dean. Mi proposero di tradurre Vita spericolata in tedesco, e invece di McQueen ci misero Errol Flynn. Figurarsi, non diedi il permesso. Niente traduzione”
“Non ha mai pensato di utilizzare una forma artistica diversa dalle canzoni?

“Ho trovato questa, un’altra non c’è. Mi è sempre e soltanto interessata la musica: così, crei una bolla di emozione”.

Ma che cos’è una canzone?

“E’ una forma artistica straordinaria di consolazione. A uno che sta male puoi togliere il dolore? No! Allora la parola giusta può consolare, cambiare l’umore di una giornata. Se poi la parola è salvifica, la dici con il sottofondo della musica. Noi siamo quelli che portiamo un po’ di gioia: mentre si balla, non si muore”.

Morale che Vita Spericolata finì a Sanremo.

“Quando è venuta, ho pensato che era quella giusta: “Ora vado da Ravera e la canto”. Per me era tutto finito, avevo spinto molto l’acceleratore. E da lì in poi, con il successo, sono stato messo in croce. Ho vissuto i 22 giorni di galera come la crocifissione, sono stato due/tre anni senza scrivere”.

Ma quanto tempo ha lavorato, alla canzone?

«33 anni. Quelli che avevo quando l’ho scritta».

MUSICA: HEINEKEN JAMMIN FESTIVALVasco Rossi il 25 giugno parte dallo stadio Olimpico di Roma con il concerto  “Live Kom 014 , poi sarà la volta di San Siro a Milano il 4 luglio, per sette date.
Vasco  rilascia un’intervista a Vanity Fair, che gli dedica la copertina, in cui parla del suo matrimonio, del tour e dell’effetto che gli fanno i commenti sul web.

A 24 anni dalla prima volta che mise piede in uno stadio da protagonista il San Siro di Milano: “A quei tempi, gli stadi li facevano solo gli stranieri, noi italiani suonavamo nelle grandi discoteche o alle feste dell’Unità. Alla fine degli anni Ottanta ricordo che feci 15 mila persone a Reggio Emilia. Pensavo di aver raggiunto il massimo”. Oggi è il primo  rocker d’Italia.

Durante la lunga intervista al mensile Vasco racconta del suo matrimonio con Laura Schmidt, “l’ho fatto per metterla tranquilla, per motivi burocratici, perché bisogna far così. La fede non la porto, ma solo perché ho il terrore degli anelli”, una paura che deriva da un racconto che gli fece il padre: “Mi disse che un tizio si era strappato un dito saltando giù da un camion perché l’anello era rimasto impigliato da qualche parte. Ma, comunque, la fede la porto sempre con me in una borsina, è il mio portafortuna”

Nell’intervista a Vanity Fair sulla politica dice:

“In Italia bisognerebbe cambiare praticamente tutto. Intanto la burocrazia: farraginosa, costosa e inefficiente” e poi la giustizia, con processi troppo lenti, mentre di Renzi dice: “Si muove bene, sa comunicare, ha portato in politica una generazione di giovani. Sono contento che stia cercando di dare una sterzata, anche se ho il dubbio che siamo al punto in cui la macchina va fuori strada comunque”; il problema, comunque, alla fine è che ”la politica o la fai o stai zitto, perché è lo stesso che discutere di calcio davanti alla Tv: non serve a niente, visto che l’allenatore non siamo né io né lei.

E poi meglio cambiar discorso sennò finisco nei guai. Già l’estrema sinistra mi odia” dice spiegando che è così perché non è un militante, ma “un artista libero e indipendente” e ricorda di quando venne a sapere che volevano contestarlo durante la sua partecipazione del 2009 al Concertone del Primo maggio a Roma, una contestazione di cui nessuno si accorse perché erano pochi, il “genere che su internet, siccome c’è l’anonimato, crede di poter scrivere quello che gli pare. Se uno mi incontra non è che mi dice: ‘Mi fai schifo, sei una merda, muori’, però lo scrive”.

Gli insulti che legge , come quando in uno dei commenti a uno dei suoi video su YouTube lesse “Spero che ti venga un ictus vecchio drogato di merda”, frase che lo turbò, almeno per una notte, poi se ne capacitò e rispose, tra sé, in maniera ironica: “Vecchio, be’, non posso certo dire di essere giovane. Drogato lo ero vent’anni fa, se lo ero, perché sono sempre stato un tossico indipendente, nel senso che l’eroina non l’ho mai toccata. Diciamo che ho fatto le mie esperienze, non me ne vanto, ma neanche me ne vergogno. Quanto all’ictus, anch’io spero che mi venga.

vasco rossi9Il presidente della regione  Puglia Nichi Vendola insieme all’assessore alla cultura Silvia Godelli, hanno conferito la cittadinanza onoraria culturale, artistica e musicale a” Vasco Rossi”

Vasco è il primo cittadino onorario della Puglia creativa, riconoscimento destinato a personalità di spicco della cultura italiana e internazionale, che hanno scelto la Puglia come luogo nel quale produrre e sviluppare i propri percorsi creativi.

“Oggi abbiamo l’occasione di incontrare Vasco – ha detto Vendola- per esprimergli un segno di gratitudine, perchè non solo ha scelto uno spicchio di Puglia, ma anche perché ha scelto di proclamare questa sua vita pugliese e questa sua cittadinanza pugliese: per noi questo è un motivo di gratificazione. E’ un momento di orgoglio di territorio -ha continuato il Presidente- in cui dimostriamo un’antica virtù di questa terra: il genio dell’accoglienza, la capacità non solo di dare il benvenuto, ma di allestire la mensa dell’amicizia e della fraternità con chi ci porta il dono del suo percorso, della sua storia, della sua sensibilità, in questo caso del suo pentagramma e della sua poesia”.

E’ un grande amore quello tra la Puglia e Vasco, durante la cerimonia il rocker ha detto: “Ricordo una notte a Gallipoli, dopo un concerto sotto la pioggia, ero andato a dormire ma il pubblico, che voleva il bis, ha quasi linciato la band”. E poi, spiega, “mi sono anche eccitato quando l’anno scorso ho visto per la prima volta ballare la pizzica, con queste donne che danzano a piedi nudi con larghe gonne”. E’ proprio alla Notte della Taranta che a Vasco piacerebbe “molto partecipare ma ho paura – dice – di creare ancora più casino di quanto non ce ne sia: se ci vado non avverto nessuno”Il rocker emiliano ormai è di casa in Puglia,infatti presenterà il 31 ottobre in anteprima per la stampa, il suo nuovo disco al Medimex, salone dell’innovazione musicale nell’ambito di Puglia Sound, che si terrà a Bari dal 30 ottobre al 1 novembre,

A Vasco è stata donata una chitarra in cartapesta realizzata dal maestro cartapestaio del carnevale di Putignano Deni Bianco.

Vari rumors affermano che l’atteso album di Vasco Rossi dovrebbe uscire il 4 novembre.

Intanto è da poco nelle radio il nuovo singolo Dannate nuvole.

Vasco Rossi trova ispirazioni per le sue canzoni in America: infatti fino a poco tempo fa è stato rinchiuso nello Speak Easy Sound Studio, in California per lavorare al suo nuovo lavoro.

Ecco le date del suo prossimo tour:

  • Il 25, 26 e 30 giugno suonerà allo Stadio Olimpico di Roma;
  • Il 4, 5, 9 e 10 luglio sarà al Meazza di Milano.

Vasco Rossi ha affermato che in America riesce a trovare quella tranquillità per poter scrivere i suoi brani e promette ai suoi innumerevoli fan che non rimarranno delusi da quest’ultimo album in uscita forse a novembre: “Il mio ultimo singolo? E’ un brano rock ispirato ad un libro di Nietzsche”.

vasco rossi

Vasco Rossi oltre ad aver annunciato con un certo anticipo il suo nuovo singolo, il brano intitolato “Cambia-menti” disponibile in versione digitale a partire dal 15 ottobre, di cui lo stesso rocker di Zocca ha fornito già “un’anteprima abusiva” con la pubblicazione delle prime strofe della canzone apparse sulla pagina ufficiale Facebook del cantante, di recente si sono aggiunte delle ulteriori novità riguardanti i suoi progetti futuri.

Vasco Rossi ha recentemente pubblicato sulla sua pagina Facebook la prima parte della nuova canzone, in “Anteprima Straordinaria Esclusiva et Abusiva” come ha scritto lo stesso rocker di Zocca sulla sua bacheca con un post dal titolo “Cambia…menti”, si tratta delle due strofe iniziali del suo nuovo e prossimo singolo.

IMG-20130920-WA0006Ieri sera, il Blasco è piombato al Goodfellas, un locale di Napoli, nei panni di Enzo Serio, voce della VASCOver band.

Un gruppo che non ha nulla da invidiare ai musicisti professionisti ma che soprattutto ha centrato l’obiettivo di emozionare e scatenare il suo pubblico proprio come in un vero e proprio live di Vasco.

La VASCOver band apre l’esibizione con “Basta poco”, singolo estratto dall’album del 2008, “Il mondo che vorrei”, per poi continuare con “Cosa c’è”: canzone del disco “Cosa succede in città”, in cui Vasco fa un’autoriflessione sul suo gesto di aver consegnato spontaneamente ventisei grammi di cocaina a un poliziotto a seguito di un controllo. Per questo il rocker emiliano fu arrestato e passò ventidue giorni in carcere.

Il brano è stato scritto da Vasco proprio pochi giorni dopo il suo periodo di reclusione e consacra il suo ritorno sulla scena musicale dopo quest’episodio.

Il gruppo nasce nel 2009 da un’idea che ha Enzo Serio durante un’occupazione a scuola, dove cantava i pezzi di Vasco.

Oltre alla voce del leader, la VASCOver band è composta da Gaetano Sprandi (tastiere), Enrico Dello Iacovo (chitarra), Rosario Pellegrino (chitarra), Francesco Corato (batteria) e Corrado Calignano (basso).

La VASCOver band si esibisce prettamente in Campania ma da circa un anno viene chiamata per varie manifestazioni dedicate al Blasco, essendo l’unico gruppo tributo presente sul sito ufficiale di Vasco Rossi.

La VASCOver band infatti ha suonato al “Vasco Day” e al “Be bop”, il locale dove Vasco ha fatto le sue prime serate. La band tributo napoletana è  quindi molto conosciuta  nel nord Italia e soprattutto nel modenese, zona in cui è nato il Blasco.

Il live di ieri sera si è arricchito dei pezzi più ricercati e datati di Vasco, come la prima canzone del primo album, “La nostra relazione” e “Liberi Liberi” ma non sono mancati i nuovi successi come l’inno di rinascita “Eh già” e l’ultima hit, “L’uomo più semplice”. IMG-20130920-WA0002

Enzo Serio canta Vasco dal 1987 e se qualcuno lo associa al suo beniamino, cosa che capita spesso, per lui è una grande soddisfazione. Sorride quando gli chiedo di dirmi qual è la sua canzone preferita: “Come faccio a dire il mio pezzo preferito? – dichiara Enzo SerioAmo molto una canzone, “Dillo alla luna”, che significa molto per me a livello personale. I tributi a Vasco nascono come funghi – continua Enzo Serio -, visto che sembra un personaggio semplice da interpretare ma in realtà non è vero ed è molto facile rischiare di “sciommiottarlo”. Molte persone che ci seguono -prosegue il leader della VASCOver band – sono concordi a dire di assistere a un vero e proprio live di Vasco, tant’è che a volte pensano che suoniamo in play back, perché siamo molto attenti agli arrangiamenti e io chiedo alla band di suonare come i live di Vasco, per creare uno spettacolo quanto più credibile è possibile. Quindi il seguito nel pubblico si è creato e c’è“.

E infatti ieri la platea del Goodfellas si è scatenata al ritmo incalzante di brani come “Domenica lunatica”, “Gli spari sopra” e “Lunedì”. Ma si è anche emozionata e si è unita in coro, cantando pezzi di indicibile bellezza come “Ogni volta”, “Stupendo”, “Senza parole”, Canzone”, “Siamo soli” e l’immancabile “Vita spericolata”.

Sulle note dell’evergreen “Albachiara” la VASCOver chiude l’esibizione.

Quando salgo sul palco – conclude Enzo Serio dimentico di essere me stesso. L’importante è ricordarselo quando finisce il live. Perché c’è chi non ricorda più chi è e quindi cade nel ridicolo. E’ come un attore che recita un ruolo. La differenza è che l’attore sente la parte, io sento la musica“.