Buone notizie arrivano dalla Birmania, paese da sempre tormentato da una sanguinosa dittatura militare, che grazie alle prime elezioni libere della sua storia può ora svoltare pagina e costruire un futuro migliore. Tutto può iniziare con la nomina di Aung San Suu Kyi nel nuovo governo di Myanmar. Il premio Nobel per la pace è stata infatti nominata ministra degli Esteri e sarà l’unica donna presente nel parlamento, composto da un totale di 18 ministri. Il leader Kyaw è stato eletto dal popolo e si rivela essere il primo civile chiamato a governare il paese dopo una dittatura militare che lo ha messo in ginocchio per oltre cinquant’anni.
Il partito condotto da Kyaw si è aggiudicato una vittoria schiacciante, ma Aung San Suu Kyi non ha potuto candidarsi alla presidenza. La ragione è dovuta alla presenza di una norma del vecchio regime militare che vieta l’accesso alla massima carica dello stato qualora abbia il marito o i figli di nazionalità straniera. Questo era ed è tuttora il caso di Aung San Suu Kyi, ma la questione è stata risolta con l’elezione dell’uomo chiave a lei vicino, che ha permesso lo svolgimento di elezioni serene e la sua nomina in un ministero chiave per la Birmania.
A dare l’annuncio della nomina del premio Nobel è stato il portavoce della lega nazionale per la democrazia, la NDL Zaw Myint Maung, il quale ha aggiunto che Aung San Suu Kyi ricoprirà un ruolo chiave anche in altri ministeri. Ora l’elenco delle personalità ammesse alla guida del governo birmano deve essere sottoposto al Parlamento, perché la legge dello stato prevede che se qualche membro nutre delle perplessità sui candidati i nomi possano essere rivisti. A conclusione di questo iter legislativo, il nuovo direttivo potrà quindi insediarsi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, segnando l’inizio di una nuova era politica e sociale per lo stato della Birmania.



















Dopo otto anni il debito italiano finalmente cala e i mercati premiano le riforme volute dal governo Renzi, soprattutto quelle relative al taglio della pressione fiscale sui cittadini. E’ questo l’annuncio promulgato ieri dal ministro dell’economia Padoan, il quale ha fatto seguito ai rilievi tecnici del Senato e anche alle critiche mosse dalle istituzioni economiche del nostro paese, da Bankitalia fino alla Corte dei Conti.
L’Italia è stata scossa qualche giorno fa dalla notizia della commissione di giudici di bloccare la trascrizione dei matrimoni gay conseguiti all’estero, nel nostro paese. Si è trattato di un episodio di cronaca controverso, che ha visto fare luce sulla figura del giudice Carlo Deodato, personalità fervente cattolica vicina a Comunione e Liberazione. Alla domanda se un’unica persona, portavoce di una corrente, potesse bloccare un sistema che viene chiesto a gran voce da tutta Europa è seguita oggi la dichiarazione del ministro della giustizia Orlando, che con le sue parole ha sottolineato il vuoto legislativo sull’argomento e ribadito la necessità di colmarlo con una legge giusta e moderna.
«Non leggo libri da due anni», è questa la frase che sconvolto intellettuali francesi e non solo. Se fosse stata pronunciata da un qualsiasi cittadino, ci sarebbe stato poco da meravigliarsi (almeno in Italia, dove uno su due non legge neanche un libro all’anno), ma a proferire la frase choc è stata niente di meno che la ministra francese della Cultura, Fleur Pellerin. Ormai la sua presa di posizione – o constatazione – impazza sui social network e solleva diverse polemiche.
Il colpo di fulmine è scattato quando Dario Franceschini era segretario nazionale del Partito democratico, nel 2009, incontrò per la prima volta in una sezione romana Michela Di Biase, giovane consigliera del Municipio VII, che appoggiò anche la sua campagna alle primarie nazionali per la segreteria del partito, consultazioni poi vinte da Pier Luigi Bersani.
E’ stato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini a comunicare il cambiamento, i biglietti d’ingresso ai musei italiani saranno gratuiti solo ai ragazzi sotto i 18anni, invece gli over 65 pagheranno
La Domus Aurea, costruita nel 64 d.C. da Nerone, è chiusa da anni a causa delle infiltrazioni, dell’umidità, del peso dei giardini di Colle Oppio e delle insidiose radici degli alberi. Un peccato per quella che lo scrittore latino Svetonio aveva definito una meraviglia.



















