I ricercatori dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano in collaborazione con l’Università Statale di Milano hanno scoperto la presenza di una seconda barriera che blocca i batteri che risiedono nell’intestino e che potrebbero causare danni gravissimi se fuoriuscissero dalla loro ‘gabbia’. Si tratta di una scoperta eccezionale, prontamente pubblicata sulla rivista Science, che apre nuove prospettive alla cura della celiachia e del diabete di tipo C.
Fino a pochi giorni fa la comunità scientifica internazionale era concorde sul fatto che l’intestino bloccasse il migrare dei batteri grazie ad un’unica barriera, una sorta di pellicola che avvolgeva l’organo. I ricercatori italiani hanno invece dimostrato che esiste un ulteriore muro da abbattere per questi batteri, importantissimi nelle fasi digestive, ma deleteri se si espandono al resto del corpo, in particolare al fegato e ai reni.
La seconda recinzione è stata chiamata Gut Vascolar Barrier, Gvb e funge da protezione quando i batteri riescono a superare l’epitelio dell’intestino, ovvero la sua parte più esterna. Si tratta di una barriera fondamentale, che in alcuni casi come la salmonella può essere elusa e spiega quindi la propagazione dei batteri negli altri organi vitali del corpo umano. La ricerca si propone di fondamentale importanza perché apre le porte alla cura contro la celiachia, in quanto gli scienziati hanno scoperto che nei soggetti celiaci la Gvb è modificata e questa ragione può essere la causa del danno epatico legata alla malattia.
Nuove prospettive si aprono quindi per chi soffre di questa malattia, ma anche per le persone che soffrono di diabete di tipo C, in quanto lo studio approfondito della ‘nuova’ barriera può permettere di operare attivamente su questo segmento e quindi di migliorare la ricerca di farmaci e di cure attive sotto questo fronte.



















Uno studio condotto da parte dell’Università della California ha messo in luce come uno dei componenti della curcuma, la curcumina, sia in grado di bloccare l’azione di un enzima ritenuto responsabile dello sviluppo di tumori nella zona della testa e del collo. Inoltre, un altro studio dell’Università del Michigan ha dimostrato la sua importanza nell’aumentare l’efficacia della chemioterapia nel trattamento di questo tipo di tumori.
Tommaso ha 22 anni, abita a Bologna, ama giocare a calcio e fare la pasta fresca. A Tommaso lo scorso gennaio è stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta, malattia che si può tentare di sconfiggere solo con una cura innovativa oggi disponibile negli Stati Uniti. Occorrono però ben 600 mila dollari (entro fine giugno) per questo viaggio a Philadelphia e da giovedì l’intera rete (e non solo) si sta mobilitando.


















