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British Library

Autografo-di-Boccaccio-scoperto-alla -British-LibraryIl manoscritto Harley 5383, custodito alla British Library di Londra e contenente una copia del XIV secolo dell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, è un autografo di Giovanni Boccaccio: questa sorprendente scoperta è stata resa nota da un articolo pubblicato sul periodico scientifico on line “Scrineum-Rivista”, una scoperta che si deve alla docente italiana di paleografia del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Udine, Laura Pani. Il testo Historia Langobardorum fu una fonte diretta di Boccaccio che ne fece uso per le sue opere latine ed anche per il suo Decameron; è inoltre certo che Boccaccio possedeva un volume con le opere di Paolo Diacono e di Orosio. Tale scoperta poi si inscrive all’interno degli studi del convegno “Giovanni Boccaccio: tradizione delle opere, interpretazione e fortuna” con il quale a Udine si celebrerà nel 2013 il settimo centenario della nascita di Boccaccio. Il manoscritto – spiega la Pani – ”di fattura accurata ma modesta, di dimensioni contenute e privo, apparentemente, di elementi attrattivi, è un ‘membrum disiectum’, ossia uno spezzone, di un autografo boccacciano già noto e già a sua volta diviso in due parti, conservato alla biblioteca Riccardiana di Firenze”. Non si hanno notizie a riguardo le circostanze in cui il volume fu smembrato, ”molto probabilmente – sostiene Pani – in età moderna, durante la dispersione massiccia delle biblioteche conventuali”.

 

Il manoscritto è stato acquistato dai conti londinesi Harley nella prima metà del Settecento, Harley 5383 passò poi nelle raccolte del British Museum, dove per quasi 4 secoli è rimasto ignorato dagli studiosi, fino ad oggi, celando al suo interno di essere un autografo di Giovanni Boccaccio. La studiosa italiana ha anche riferito che nel manoscritto è la presente  una nota marginale di Boccaccio, accanto al passo dell’Historia Langobardorumin cui è descritta l’epidemia di peste del VI secolo: in questa nota, Boccaccio segnala una ”simillima pestis” avvenuta a Firenze ”e quasi in tutto il mondo” nel 1348. Dunque, si tratta di un riferimento evidente, aggiunge Pani, ”al vivido ricordo della peste nera e all’ispirazione” che da questa e dal brano di Paolo Diacono Boccaccio avrebbe tratto proprio per l’introduzione del Decameron.