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fabrizio-corona-carcereSono passati quattro anni da quando Fabrizio Corona non calca gli schermi televisivi e le prime pagine dei rotocalchi italiani. Tre mesi e mezzo è stato il periodo di detenzione scontato dall’ex fotografo in carcere e Corona è attualmente sotto custodia cautelare. Dopo avere rilasciato interviste ai maggiori quotidiani e magazine del paese, Corona ha quindi fatto la sua prima apparizione televisiva e ha scelto il Maurizio Costanzo Show in diretta sulla rete Mediaset Rete 4.

Corona si è presentato indossando un completo elegante con cravatta ed è apparso lucido quanto mai determinato. Ai microfoni dello show ha raccontato che il primo arresto gli aveva ‘fruttato’ notorietà e quindi si era lasciato prendere la mano, ma poi ha esagerato, scontando la pena e quindi vivendo un periodo di detenzione molto intenso e difficile.

Corona ha quindi risposto alle domande dei giornalisti che erano in sala, ammettendo di avere avuto problemi di tossicodipendenza e prendendosi le sue colpe per quanto riguarda gli episodi di ricatto ed estorsione che lo hanno portato dietro le sbarre. L’ex fotografo ha quindi chiesto scusa a tutte le persone alle quali ha fatto del male nel corso della sua vita, dichiarando che la sua è una rinascita.

Nessuna domanda è stata posta sulle ex ‘storiche’ dell’uomo, fra le quali spiccano Nina Moric e Belen Rodriguez, un tasto off limits che è stato chiesto di non essere toccato. Corona è tornato e lo show è quindi ripartito, ma la domanda che si sono posti tanti italiani in questi giorni è la seguente: può una persona agli arresti domiciliari, quindi accusato dalla legge italiana, ricevere così tanta attenzione da parte dei media? La risposta va ricercata nell’audience, perché Fabrizio Corona, nel bene e nel male, ha sempre fatto parlare di sé e molto probabilmente questa è la ragione del suo successo, tre anni e tre mesi fa come oggi.

rischiatuttoRischiatutto torna a fare compagnia agli italiani e lo fa in grande stile sotto la conduzione di Fabio Fazio. La nuova edizione ha infatti totalizzato il 30.9% di share, ‘incollando’ allo schermo ben 7. 537 milioni di italiani.

Si tratta di cifre record, soprattutto se si pensa che il programma non è legato ad un particolare evento come ad esempio il Festival di Sanremo o la finale di un certo talent show. Il pubblico ha quindi premiato il coraggio di Fabio Fazio, che si è preso l’onere di rispolverare un format che è da sempre appartenuto a Mike Bongiorno e che nessuno aveva avuto la forza di riproporre.

L’inizio della prima puntata si è proposto decisamente ‘vintage’ e in bianco e nero, con Fazio impegnato ad accompagnare gli spettatori passo dopo passo, da dietro le quinte fino allo studio storico del programma. Dopo 42 anni lo stesso studio è diventato protagonista di una riedizione fedele al passato, che fin dall’inizio si è proposta di celebrare il suo fondatore e uomo simbolo, Mike Bongiorno. Lo storico presentatore è stato quindi infatti celebrato con una clip di repertorio, che ha mostrato le immagini iconiche del presentatore, impegnato a condurre il Rischiatutto con la storica valletta Sabina Ciuffini.

La nuova valletta sembra avere raccolto fedelmente l’eredità lasciata dalla Ciuffini e ha dimostrato di saperci fare in televisione. Si tratta di Matilde Gioli, volto prestato dal grande schermo e protagonista de Il Capitale Umano di Paolo Virzì. Matilde Gioli sarà quindi una presenza fissa del programma, che verrà sviluppato con una ‘puntata nostalgia’ in onda al giovedì sulla rete ammiraglia e con la puntata classica del venerdì. Tanti gli ospiti amici di Mike e di ritorno dall’esperienza del passato, da Fiorello fino al ‘Signor No’ Ludovico Peregrini, a sottolineare che oggi come allora Rischiatutto può diventare il quiz dei quiz, il riferimento per l’intrattenimento serale di milioni di italiani.

Barack Obama e Michelle Obama

Barack Obama e Michelle Obama

E’ finalmente arrivato il momento dei dibattiti politici in tv, spettacoli tutti da gustare, che precedono l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Sappiamo bene che la politica è un bel carrozzone negli States, ma questa volta sembra avere trionfato il fairplay, portato avanti soprattutto da Bernie Sanders, che ha scelto di non attaccare Hillary Clinton sul recente scandalo delle mail private. Non si può dire lo stesso di Hillary, che non ha perdonato la scelta di Sanders, deputato di sinistra, di non votare a favore la legge che avrebbe permesso di rendere perseguibili per strage i fabbricanti di armi.

Il primo dibattito al grande pubblico dei candidati democratici si è quindi rivelato civile e molto meno becero di quelli tenuti internamente dal partito repubblicano guidato da Donald Trump. Il vantaggio elettorale di Hillary Clinton è in ogni caso stabile, e nel duello fra lei e Sanders è emersa la sola figura di Martin O’Malley, l’ex governatore del Maryland.

Non poteva mancare la stretta dill’Iraq, considerato dalla stampa internazionale il ‘peccato originale’ di Hillary Clinton, il fermo che le ha impedito di salire alla Casa Bianca già nel lontano 2008 al posto di Barack Obama e che probabilmente dovrà trascinarsi lungo tutta la sua carriera. Ma si trattava di un errore personale, o di tutto lo Stato al governo in quegli anni molto caldi? In materia di politica estera la Clinton non è però seconda a nessuno e ha saputo dimostrarlo a tutti gli spettatori incollati allo schermo. Interrogata sui profughi, Hillary ha affermato che è necessario istituire delle no fly zone e aumentare il potere contrattuale nei confronti di Putin.

Sanders ha invece difeso l’approccio cauto di Obama in Siria e si è guadagnato un applauso generale quando ha risposto alla domanda su quale sia il maggiore pericolo per gli States al giorno d’oggi. Mentre la Clinton ha prontamente affermato che il pericolo numero uno è la caduta delle armi nucleari in mano ai terroristi, il candidato socialista non ha esitato, e ha parlato del cambiamento climatico, che secondo lui può generare disastri e guerre incontrollabili. Sanders ha inoltre speso parole di elogio a Snowden e ha chiesto di smantellare la National Security Agency, assieme al suo sistema di controllo delle mail e delle telefonate. Un punto in più all’unico candidato che forse può impensierire la pacata e super favorita Hilary…

JamesGarnerSi è spento a 86 anni uno dei più grandi attori di cinema e televisione, James Garner. La polizia l’ha rinvenuto morto nella sua casa di Los Angeles ma non ci sarebbero misteri sul suo decesso: Garner sarebbe morto per cause naturali.

James Garner era un volto notissimo, nella televisione statunitense e non solo: famoso per il ruolo del giocatore di poker Brett Maverick nella serie televisiva a sfondo western Maverick, in onda sul piccolo schermo tra il 1957 e il 1960.

Protagonista nel mondo del piccolo schermo negli anni 60 e amato caratterista al cinema, Garner ha vissuto sempre questo dualismo, segnato dalla difficoltà di emanciparsi dall’etichetta di attore tv. Un successo poi faticosamente raggiunto con Fammi posto tesoro, Tempo di guerra, tempo d’amore e La grande fuga.

Nel 1969 interpretò un ruolo per lui inusuale, quello del detective Philip Marlowe, creato da Raymond Chandler, nel noir L’investigatore Marlowe diretto da Paul Bogart.

Nel 1985 recitò a fianco di Sally Field in L’amore di Murphy, di Martin Ritt e, nonostante avesse già avuto modo di interpretare egregiamente un film di successo come Victor Victoria due anni prima, faticò non poco a convincere la Columbia ad affidargli il ruolo che gli valse la sua prima nomination agli Oscar.

James Garner era sposato con Lois Clarke dal 1956 e lascia due figlie: Kimberly, adottiva perché figlia del primo matrimonio della moglie, e Greta “Gigi” Garner, oggi una scrittrice e cantautrice.

jovanotti_650x435Laorenzo Jovanotti ancora convalescente dopo una polmonite si racconta:

ciao ragazzi,
sono passato a leggervi un po’, ogni tanto lo faccio, un romanzo in real time, una specie di classico!
qui tutto bene, la mia polmonite molto meglio, cioè peggio per lei, e meglio per me, nel senso che mi sto rimettendo e tra un po’ riprendo in mano il filo delle nuove canzoni e del progetto del nuovo disco.

Nel frattempo sto diventando un esperto di nazionali di calcio visto che non mi perdo una partita alla TV. Da bravo convalescente che fa quello che hanno detto i dottori ovvero stare buono. Belli però i mondiali,io impazzisco per queste faccende enormi che invadono i cuori e le timeline.

La mia parte retorica ridondante passionale epica narrativa si esalta di fronte a queste messe in scena mondiali. Sono quei raccordi tra grandi flussi e vita delle persone che io mi ci tuffo di testa, credo per ragioni biografiche: Roma, Piazza San Pietro ,il Rock’n’roll, il Pop, il sud, viaggiare, gli echi dal mondo, lo spettacolo, i pellegrini, i pazzi, la tecnologia le parole che fanno rima, quel solito frullatore nel quale mi hanno gettato da neonato e non ne uscirò mai.

Ognuno abita nel suo frullatore, a un certo punto diventa impossibile riconoscere tutti gli ingredienti, si diventa noi stessi ingredienti per nuovi frullati di altri, a poco a poco. Anyway, Fermarmi per un periodo mi sta resettando, e ci voleva, perchè voi mi potete capire, dopo un anno come quello di “backup”, con gli stadi, la raccolta, i concerti in giro, le celebrazioni le menate e le figate adesso c’è da azzerare tutto, passare lo straccio e ripartire come se non avessi mai fatto una canzone in vita mia, e in effetti la sensazione è proprio quella.

Le canzoni arrivano attraverso percorsi misteriosi, non c’è un googleplanet per la musica, non posso dire altro, anche se ho fatto una barca di dischi anzi in ragione di questo con un certo stupore, una certa rassegnazione e un grande entusiasmo posso affermare che si ricomincia sempre da zero, o al massimo da tre, come diceva quel genio di Troisi.


Tre in questo caso sarebbero la musica, voi, e me , tre entità di una vaghezza cosmica e insieme precise come una freccia di cupido, come un ottava di Ariosto, come un passaggio di Pirlo (sto diventando un esperto lo vedi?). Nascono canzoni nuove, come se ci fosse bisogno di altre canzoni nel mondo, ma se non lo credessi con tutto il cuore, e lo credo con tutto il cuore, non saprei che fare, e invece ci credo tantissimo che una canzone nuova merita sempre un fiocco attaccato sulla porta del tempo. Digitale, analogica, bella, brutta, non importa, nuova però si.
Bene, arriva il solstizio tra qualche giorno, e io mi sto preparando! Vi starete chiedendo come ci si prepara al solstizio. Non ve lo state chiedendo? vuol dire che voi siete già pronti, io sto lucidando i miei specchi, oliando la mietitrebbia interiore, la fisarmonica, il vino rosso, la notte breve, i balli che alzano la polvere, intrattamenti, cani che abbaiano al vento, vecchi paraurti cromati che riflettono il cielo.
Ciao a tutti alla prossima.
Sentirete che disco!!!!
Forza Azzurri!

Vicino svizzea-kUbD-U10301511347631IbG-428x240@LaStampa.itViene trasmesso in questi giorni in Svizzera sulla tv Rsi e Teleticino uno spot promosso dalla Camera di Commercio del Canton Ticino che dice: “non annaffiate il giardino italiano”. Si tratta di una campagna mediatica contro le delocalizzazioni di imprese.

Il bersaglio sono coloro che vengono soprannominati “padroncini italiani”. Lo spot fa vedere un uomo che dal suo giardino sta annaffiando distrattamente  puntando il getto d’acqua più verso quello del vicino, invece che sul  proprio, ormai secco. “Ogni goccia che cade lontano rende il vostro prato meno verde. Investire nel giardino del vicino può essere pericoloso”, commenta una voce fuori campo, mentre l’uomo viene colpito in faccia da una pallonata. 

Implicitamente viene sottinteso essere un vicino italiano, “investire nel giardino del vicino può essere pericoloso” Da questo mese e fino a ottobre sui canali La1 e La2 della Rsi e sull’emittente Teleticino andrà in onda uno spot che invita i cittadini elvetici a non far lavorare gli artigiani italiani. A non chiamare cioè  giardinieri, piastrellisti, falegnami, imbianchini,  idraulici o muratori comaschi perché altrimenti il proprio prato, ovvero il Ticino, si inaridisce.
Nel mirino dunque non vi sono i frontalieri, ma gli artigiani che dalle province italiane di confine sempre più spesso ottengono commesse da parte di cittadini elvetici, sottraendo lavoro alle ditte svizzere.

Il cantone elvetico ha da tempo dichiarato guerra contro l’invasione di lavoratori italiani, un fenomeno che negli ultimi anni si è intensificato a causa della crisi nel nostro Paese, si arricchisce di un nuovo episodio, infatti questa volta non bastano i manifesti come quelli ” la campagna “Balairatt” dell’Udc, con i frontalieri italiani rappresentati come topi che rubavano il formaggio svizzero, usano addirittura gli spot televisivi patrocinati dalla Camera di Commercio del Canton Ticino.

Giornata-Mondiale-della-Gentilezza-634x396E’ stato papa Francesco ad invocare per tutti, non solo per i cristiani l’uso di tre semplici parole: grazie, permesso e scusa. Tre vocaboli che non siamo più capaci di pronunciare.

La gentilezza è sparita, se chiediamo un’informazione, quando interrompiamo chi cerca di parlarci, quando spintoniamo qualcuno per la fretta di arrivare, poi chissà dove?. Per non parlare poi dei cellulari o dei clacson, pensate quanto tempo intercorre da quando scatta il verde e il colpo di clacson dell’auto alle vostre spalle, una frazione di secondo.

I cellulari poi imperversano ovunque in modo fastidioso, nelle sale d’attesa, al ristorante, in treno, in ospedale, a scuola, ovunque, e tutti urlano e se ne fregano di chi gli sta intorno ed è disturbato da tutto questo frastuono.

L’eclissi della gentilezza, secondo una ricerca che promuove uno stile di vita fondato sulle buone maniere, è stata rimossa in quasi la metà delle famiglie italiane. Questa deriva è stata certamente accelerata dalla crisi di questi ultimi anni, con tutte le incognite sul futuro che hanno alimentato invidia sociale, risentimento, rabbia e indignazione.

Per non parlare poi della perdita progressiva del senso civico, ormai il turpiloquio è diventato di moda nel dibattito pubblico della classe dirigente nazionale, nei talk show, nei discorsi si insultano senza un po’ di pudore, senza un autocritica, la parola scusa è dimenticata, ministri, capi partito, capi d’azienda, intellettuali, icone dello spettacolo e della cronaca rosa, parlano come scaricatori di porto, o come se avessero alzato il gomito; eppure loro sono la prima linea della classe dirigente del paese. CHE MALINCONIA!

E cosa dire delle parolacce sul web, non bastava la TV, a diffondere il nuovo linguaggio dell’insulto ora c’è il web, facebook serve anche a sfogare, spesso in modo anonimo, la rabbia incontrollata e le minacce.

Per fortuna nelle grandi crisi il cambiamento passa attraverso il filo dell’utilità, e allora lentamente ci accorgiamo che essere gentili conviene e non costa nulla, invece non esserlo è un grosso spreco in termini di qualità della vita, della salute e dei sentimenti.

Essere educati e gentili fa bene alla salute.

rubrica-aziendaleFinalmente gli utenti scontenti dei prezzi e dalla scarsa qualità dei servizi, imparano a liberarsi di quei fornitori che fanno sprecare denaro e tempo, con i servizi che ci vendono. Nel 2013 ben il 63% degli italiani ha cambiato almeno uno dei suoi fornitori.

Tutto è entrato in discussione,  le utenze domestiche,gas e luce, la telefonia fissa e mobile, Internet, servizi bancari, i voli. la Tv a pagamento, le assicurazioni, infatti si parla ormai di una “switching economy”( un’economia legata al cambio del fornitore) e l’Italia è al terzo posto dopo la Germania e la Gran Bretagna.

Le cifre dal punto di vista aziendale sono considerevoli, nel nostro paese il mercato si aggira sui 150 miliardi di euro.

I consumatori hanno la possibilità attraverso il web di confrontare e valutare le tante offerte, e quindi di poter scegliere in base alla qualità dell’offerta e del prezzo, i nuovi consumatori italiani sono molto più attenti e informati e, se ritengono di aver ricevuto un servizio scarso o pensano che stanno sprecando soldi con un servizio troppo costoso e deludente sul piano dei risultati ,non ci pensano due volte a cambiare fornitore.

E’ un’altro segnale della maturità degli italiani contro gli sprechi, gli utenti insoddisfatti dei prezzi o della cattiva qualità di un servizio passano in blocco alla concorrenza, così risparmiano e costringono le aziende a essere più oneste e non barare.