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20150921_c1_volkswagen_1Non sembra esserci pace per il colosso automobilistico Volkswagen, che dopo lo scandalo dieselgate è chiamato ad affrontare delle irregolarità registrate anche sul contenuto di Co2, ovvero di anidride carbonica, nei motori dei suoi veicoli. Ad ammettere il problema è stata la stessa casa madre, la quale ha dichiarato che accanto alle irregolarità che interessano gli ossidi di azoto, ovvero i Nox, sono emerse delle incongruenze sugli scarichi di emissione di anidride carbonica in oltre 800mila veicoli alimentati a diesel.

La dichiarazione è apparsa in seguito alla profonda indagine ordinata dal Cda e i risultati hanno portato ad una stima di veicoli contraffatti che non è ancora affidabile, sia per la portata delle irregolarità sia per il numero dei veicoli coinvolti. I rischi economici sono stati in ogni caso valutati sui 2 miliardi di euro. Si tratta di una stima economica a spanne, che richiederà un dialogo con le autorità competenti in materia, per comprendere le conseguenze legali ed economiche di questa ulteriore scoperta.

La casa madre ha quindi dichiarato di voler andare a fondo della questione e di procedere in modo rapido per classificare correttamente in termini di emissione di anidride carbonica i veicoli interessanti dalle irregolarità che sono uscite allo scoperto in questi ultimi giorni. Nel frattempo, la scoperta ha sortito delle conseguenze importanti in tutto il mondo, fra le quali spicca la decisione di Porsche America di sospendere le vendite negli States del modello Cayenne diesel 4×4 fino a che non arriveranno nuove disposizioni a fare chiarezza sulle caratteristiche dei veicoli commercializzati.

Si tratta di un ulteriore capitolo che getta polvere sulla casa automobilistica tedesca e che rischia di bloccare ancora una volta la vendita di tanti veicoli in tutto il mondo. Dopo lo scandalo dei software truccati, il problema dell’emissione di CO2 si rivela spinoso e chiede di essere risolto in tempi brevi, per rassicurare chi ha acquistato i veicoli interessati, ma anche per dare la possibilità alla casa madre di poter iniziare con una produzione chiara e trasparente nell’immediato futuro.

Ignazio-Marino-nuovo-sindaco-di-romaGiornata storica per la capitale ieri, giovedì 8 ottobre, quando in serata è arrivata la decisione del sindaco Ignazio Marino di dimettersi dalla poltrona di primo cittadino della capitale. Rumors avevano anticipato la notizia già verso il tardo pomeriggio, ma la conferma è arrivata solo alle 19.30: Marino non è più il sindaco di Roma.

La decisione è stata presa in seguito allo scandalo degli scontrini, ovvero dopo l’interrogazione del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia, che avevano chiesto un chiarimento sulle spese pazze del primo cittadino, pagate con la carta di credito del comune e molto spesso effettuate per scopi personali. Da una cena organizzata in favore di una nota comunità italiana, costata più di 3.000 euro e scoosciuta alla comunità stessa, fino alla lauta cena di pesce che l’ex sindaco aveva consumato nel ristorante sotto casa. Poca rappresentanza in questo caso, perché gli invitati erano lui e la moglie.

Mentre il governo taglia e cuce, il sindaco non ha quindi fatto un buon uso delle risorse romane e il Pd ha deciso di dissociarsi. Nessuna richiesta ufficiale è arrivata dai vertici del partito, ma molto probabilmente la richiesta era nell’aria e prima di sentirselo dire Marino ha deciso di dimettersi. Nelle ore precedenti alla notizia, già tre dei suoi avevano lasciato la barca che stava affondando, fra i quali il vicesindaco della capitale, affermando che non c’erano più i presupposti per continuare con l’attività amministrativa a Roma.

Dallo scandalo dei Casamonica fino all’ultimo episodio del viaggio a Philadelphia, dalle cene ai banchetti organizzati in tutta Italia molte sono state le spese e le vicende contestate in quest’ultimo anno di mandato. A detta di Marino, le spese sono servite per rilanciare la capitale e per attuare operazioni di rappresentanza che stavano già dando i loro frutti, come la costosissima kermesse organizzata per il mecenate Usmanov. L’ex sindaco ha quindi dichiarato che tutto è stato fatto per ‘il bene’ della capitale, e si è riservato 20 giorni per cambiare idea. La sua carriera potrebbe però fermarsi in questo caldo autunno romano, perché Renzi sembra già avere pronto il nome di un sostituto per la poltrona più ambita e forse più importante di tutto il paese.

Ignazio-Marino-nuovo-sindaco-di-romaScandali, ruberie e malaffare sono all’ordine del giorno a Roma in queste giornate bollenti, dopo la scoperta che il sindaco Marino ha usato la carta di credito comunale come se fosse un pozzo senza fondo. Si tratta di un episodio che ha ulteriormente scosso la Capitale, già colma di problemi e con il giubileo che si propone alle porte.

Il sindaco Marino è stato accusato di avere impiegato soldi comunali per cene ed eventi, senza badare tanto all’importo dei conti e impiegando le risorse per gli affari propri. Le prove ci sono eccome, ma Marino ha scelto di andare avanti a testa alta, affermando che nei due anni del suo mandato ha speso circa 20mila euro per spese di rappresentanza ‘utili per la città’, ma dopo avere considerato che ciò non è stato accettato, ha deciso di mettere di tasca propria questi soldi, rinunciando alla carta di credito, ma non certo alla poltrona di primo cittadino.

Secondo Marino, si tratta di spese che sono servite per migliorare le condizioni della città, come la cena con il mecenate Usmanov, costata ben 3.540 euro, che secondo il primo cittadino ha permesso di restaurare la fontana del Quirinale e di beneficiare di circa due milioni di euro che sono finiti dritti nelle casse del Campidoglio. Marino è quindi pronto a fare i conti e ha incaricato la ragioneria del comune di conteggiare al centesimo le sue spese, per staccare un assegno personale che le coprirà interamente.

Se lo scandalo non fosse venuto alla luce, queste spese sarebbero però gravate sulle casse del paese, quindi cosa c’è di vero e cosa c’è di montato in questa vicenda? Sicuramente gli scontrini dei locali non mentono, così non come non mente il rappresentante della comunità di Sant’Egidio che afferma di non aver mai partecipato o beneficiato di cene organizzate dal sindaco. La ‘mazzata’ è arrivata dal ristoratore sotto casa, che ha affermato di avere assistito ad una bella cena fra Marino e la moglie a base di pesce, costata 150 euro e pagata con la carta di credito del comune di Roma.

Ad aprire lo scandalo è stata l’interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle, i primi che hanno alzato il polverone sulle spese pazze del sindaco, che ammonterebbero a ben 175mila euro annuali, circa 12.500 euro al mese, una cifra ben lontana dai 20mila euro totali dichiarati dal primo cittadino della capitale.

Scandalo USA – E’ vero e proprio scandalo negli USA, dove il The Guardian ha lanciato lo scoop clamoroso secondo cui l’amministrazione Obama stia spiando, da tempo, sia i cellulari che la rete. E’ uno scandalo che vede implicata l’FBI e la National Security Agency (Nsa). Dopo lo scoop clamoroso del Guardian, arrivano le rivelazione del Washington Post, che afferma come il governo degli Stati Uniti abbia accesso ai server di colossi della tecnologia tramite il programma Prism.

Governo Obama come quello Bush

Tramite il programma Prism, gli USA hanno accesso diretto a server di aziende come Google, Apple, Facebook, Microsoft e Skype, ovvero alcune delle società più ricche e più grandi del pianeta grazie alle milioni di registrazioni di utenti. Un fatto grave, gravissimo, tanto che il New York Times attacca Obama e la sua “poca credibilità”. In attesa di ulteriori sviluppi, una cosa è certa: gli elettori di Obama sono perplessi nel vedere che il loro candidato (che in passato era il primo a denunciare forzature da parte del precedente Governo) segue la linea già vista con Bush.