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jihadStoricamente la Francia è lo stato che ha registrato più immigrazione dai paesi arabi nel corso della storia, prima per l’occupazione dell’Algeria e successivamente per la sua vicinanza con le coste del Nord Africa. Si tratta di un paese dove la popolazione di religione musulmana è molto presente, e dove alto è il numero delle persone che in questi giorni si sta unendo alle file dei jihadisti per combattere in medio oriente. Il governo francese ha scelto di contrastare questa piaga sociale di immane gravità con un video emozionale, che racconta le situazioni vissute dalle famiglie dei ragazzi che hanno scelto di aderire alla guerra santa.

Alcuni genitori francesi hanno deciso di testimoniare nella nuova campagna promossa dal governo francese contro il reclutamento dei giovani jihadisti. Si tratta di quattro famiglie, quattro filmati dove i genitori in prima persona raccontano il loro dolore, la loro paura e anche la loro incredulità su una vicenda che non avrebbero mai pensato di vivere. Storie di follia e di smarrimento, perché spesso i figli non manifestano le loro intenzioni di arruolarsi e partono come se nulla fosse, senza proferire parola con nessuno. Storie che interessano ogni ceto sociale, dai più poveri e disagiati fino ai più benestanti e privilegiati.

Il video racconta frammenti di storia comune nel paese, come Léa che ha sposato uno jihadista ed è partita senza portare con sé nulla, solo uno zaino per combattere in Siria. I genitori non vogliono essere padre e madre di una terrorista, non riconoscono più la figlia e dicono di sentirsi vittime di un sistema che sta coinvolgendo sempre più famiglie in tutto il paese.

La Francia ha quindi scelto di far raccontare ai diretti protagonisti la loro l’esperienza del reclutamento, coinvolgendo un punto di vista che rompe il silenzio e aiuta queste famiglie a sentirsi meno sole, in quanto il problema sta assumendo in Francia una portata epocale. Prova ne è che la piattaforma di ascolto organizzata dal governo ha ricevuto più di 3mila segnalazioni dalla messa in onda dei video, di cui il 23% interessano minori. La Francia detiene infatti il record dei cosiddetti ‘foreign fighters’, quindi la sfida del governo è bloccare sul nascere questo fenomeno, che rischia di rovinare l’equilibrio delle famiglie francesi e di alimentare giorno dopo giorno una guerra che sembra essere senza fine.