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avvocato-taormina-300x225Le affermazioni contro gli omosessuali pronunciate lo scorso 16 ottobre durante la trasmissione radiofonica La Zanzara sono costate all’avvocato Carlo Taormina una condanna per discriminazione.

La sentenza è stata emessa dal giudice del lavoro di Bergamo Monica Bertoncini che, inoltre, ha ordinato a Taormina “a titolo di risarcimento del danno” il pagamento di 10 mila euro a favore dell’ associazione Avvocatura per i diritti Lgbt-Rete Lenford, che aveva presentato il ricorso.

Intervistato nel corso di una puntata della trasmissione in onda su Radio24, Taormina aveva sostenuto di non volere gay nel proprio studio, definendoli “contro natura”.

“Se la tenga lei l’omosessualità… io non ne ho alcune, né in simpatia, né in antipatia, non me ne frega niente, l’importante è che non mi stiano intorno (…). Mi danno fastidio. (…) Parlano diversamente, si vestono diversamente, si muovono diversamente, è una cosa assolutamente… eh… assolutamente insopportabile, guardi. È contro natura”. Questi alcuni stralci delle affermazioni che Carlo Taormina ha rilasciato il 16 ottobre 2013.

Nell’ordinanza il giudice ha dichiarato “il carattere discriminatorio del comportamento tenuto da Carlo Taormina per aver più volte affermato nel corso dell’intervista radiofonica di non voler assumere nel proprio studio persone omosessuali”.

Oltre al pagamento del risarcimento danni da 10 mila euro e delle spese processuali, il giudice ha ordinato quindi all’avvocato “la pubblicazione, a sue spese, di un estratto del provvedimento in formato idoneo a garantirne adeguata pubblicità”.

vladimir-luxuria-sochiVladimir Luxuria, nata nel giugno del 1965 come Wladimiro Guadagno, non teme il traguardo dei cinquant’anni si racconta in una lunga intervista.

“Ho già fatto la mia battaglia con l’anagrafe per qualcosa di molto più importante, quindi si figuri se mi preoccupa l’età che avanza”.

Meno di un mese fa è stata aggredita da alcuni spacciatori che controllano la zona di Roma in cui abita, il Pigneto. Ha pagato lo scotto di avere denunciato la situazione in cui versa il quartiere. Lo rifarebbe?

“Ho avuto una reazione istintiva, di cuore. Non si poteva più fare finta di nulla. Per questo ho deciso di affrontarli e non me ne pento”.

Com’è la situazione adesso?

“È leggermente migliorata anche se la sera preferisco rientrare a casa scortata da qualche amico. Non nascondo di avere paura, ma non ho mai pensato di cambiare casa, significherebbe arrendermi”.

Su Wikipedia è definita “attivista, scrittrice, conduttrice televisiva, attrice, autrice teatrale ed ex politica italiana”. Lei cosa si sente?

“Un’artista militante. Una persona che ama lo spettacolo, il gossip ma che contemporaneamente non si risparmia ad affrontare altre tematiche, usando un linguaggio sempre comprensibile. Mi piace farmi capire”.

Nell’ultimo anno l’abbiamo vista anche nello studio del Grande Fratello.

“Sì, ho ricevuto la proposta all’improvviso, non me l’aspettavo. Mi hanno detto che sono stata l’unica opinionista ad avere assistito anche alle prove. Ma io sono fatta così, se devo fare una cosa, la faccio bene”

È una perfezionista?

“Mi piace documentarmi, prepararmi è l’unico modo che conosco per fare le cose. Credo sia colpa degli astri. Il mio segno zodiacale, il cancro, mi ha dato l’esuberanza, la voglia di provocare, l’ascendente, Vergine, il rigore e la disciplina. La mia vita è sempre stata un equilibrio tra questi due aspetti”.

Al Grande Fratello ha detto di avere trovato un’amica, Alessia Marcuzzi.

“Alessia è una persona vera, senza fronzoli, come me. Si è creata un’intesa incredibile. E quando le ho chiesto di venire a fare la madrina del Gay Village non se l’è fatto ripetere due volte”.

Lei da due anni è il direttore artistico della rassegna estiva romana. Le piace questo ruolo?

“Mi sono rimessa in gioco. È un’esperienza che riesce a farmi divertire molto. Quest’anno, poi, sta avendo successo. Tanti miei amici, da Nicola Savino a Max Giusti, da Mara Venier a Anna Tatangelo, sono venuti o verranno come ospiti”.

Nel mondo dello spettacolo, si sa, non è facile fare amicizia. Lei pensa di esserci riuscita?

“Quando lavori in modo sincero poi vieni ripagata. Credo che il segreto sia essere sinceri. Lo slogan dell’evento, infatti, è: “Chi è se stesso ha già vinto”.

Quant’è sua questa frase?

“Rappresenta la mia vita. Che inizialmente, quando ho messo in discussione tutto, mi ha tolto tanto. Poi, però, l’essere me stessa mi ha ripagato in un modo incredibile”.

E l’amore come va?

“L’amore non c’è. Mi sono sempre detta che l’avrei trovato a 50 anni e, visto che li compirò il prossimo giugno, ho ancora un anno di tempo. Per darmi alla pazza gioia, prima di mettere la testa a posto”.

Non le manca?

“Istintivamente le direi di no, ma mi capita di ritrovarmi in lacrime davanti a un film romantico. E allora mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Ho voglia di una persona con cui potere condividere tutto. Sogno la quotidianità”.

Intanto è diventata zia.

“Sì, di Giulia, la figlia di mia sorella. E sono innamoratissima. Ho seguito tutto: la prima ecografia, il parto e adesso le varie trasformazioni. Credo che un bambino sia il più bel mistero della vita”.

Ha mai avuto voglia di adottarne uno?

“Quando sono stata per l’Unicef in Mozambico ho visto bambini orfani di tutto. Sarei stata senza cuore a non pensare di volerne portare via uno. Ma lo Stato si mette sempre di traverso”.

papa1Colloquio tra Eugenio Scalfari e il Pontefice.

Eugenio Scalfari dialoga con papa Francesco nel suo editoriale domenicale. La pedofilia è una vera e propria “lebbra” da debellare perché “la corruzione del fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare” ma “come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili, tra cui ci sono anche vescovi e cardinali”, ha detto il pontefice.

Nel lungo articolo si parla del pontificato di Francesco iniziato da poco più di un anno e che “in così breve tempo ha già iniziato a rivoluzionare la Chiesa”.
Pedofilia e mafia sono i due temi sui quali Francesco è intervenuto molte volte e che hanno sollevato un’ondata di sentimenti e anche di polemiche fuori e dentro la chiesa.

“La famiglia dovrebbe essere il sacrario dove il bambino (e poi il ragazzo e l’adolescente) viene amorevolmente educato al bene, incoraggiato nella crescita stimolato a costruire la propria personalità e a incontrarsi con quella degli altri suoi coetanei”, spiega il Papa, sottolineando però che “l’educazione sembra quasi aver disertato le famiglie: ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi”.

“L’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno  è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente: questa situazione è frequente nelle famiglie”, sottolinea il Papa.

E la Chiesa cosa fa in tutto questo?, domanda Scalfari. “La Chiesa lotta perché il vizio venga debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”, spiega Papa Francesco.

Sulle mafie Bergoglio spiega di non conoscere a fondo il problema delle mafie: sa quello che fanno – la mafia è uno Stato nello Stato con “un proprio Dio, un Dio mafioso” – ma non comprende il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. E ancora: “E’ un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le mogli, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locali sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”

“La nostra denuncia della mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni”. “Certi sacerdoti sono ancora troppo tiepidi nel denunciare il fenomeno mafioso”.

Sul celibato dei preti “Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò”.

602-408-20140704_121243_646EB3BCQuesta intervista è uscita nel 2013 su Vanity Fair. L’articolo scritto da Faletti per Vanity nel luglio 2013, dopo l’elezione di Bergoglio. In cui lo scrittore parlava della sua Asti, del nuovo Papa e della fede.

L’Italia è un paese “Peccato che”. Ovunque si vada la frase che si sente ripetere è la stessa, con una semplice variazione di nome, a seconda della dislocazione geografica. Roma è bella peccato che ci siano i romani, Catania è bella peccato che ci siano i catanesi, Torino è bella peccato che ci siano i torinesi. Asti, la mia piccola città di provincia, non fa eccezione. Il luogo comune del “Peccato che” colpisce anche i centri con settantamila abitanti.

Mi sono spesso chiesto, passeggiando per le aggraziate vie del centro storico, se anche io sono uno di quelli a cui bisognerebbe dare un foglio di via per rendere vivibile la città. Non mi sono mai dato una risposta perché in fondo il tutto appartiene a una specie di scherzo collettivo che, come le allucinazioni, è basato in parte sul vissuto ma per la maggior parte sul nulla. Con l’aggiunta dell’altro luogo comune, tipico della provincia, che qui non succede mai niente.

Con queste premesse anche noi astigiani ci siamo trovati, come buona parte del resto del mondo, davanti a un televisore che trasmetteva le immagini di un camino dal quale si aspettava una fumata. Papa Ratzinger, col suo sorriso fissato sulla bocca ma che non riusciva più a raggiungere gli occhi, aveva appena abdicato, termine desueto che nel mio immaginario preferisco all’idea di un Pontefice che dà le dimissioni. Il prossimo, di non facile identificazione nei pronostici, avrebbe dovuto affrontare il ricordo ancora fulgido di Karol Wojtyla e il pesante empasse di un Santo Padre che decide di ritirarsi, cosa successa in precedenza solo una volta negli annali della Chiesa Cattolica.

Finalmente la rituale e liberatoria fumata bianca ha dato l’annuncio al mondo: habemus Papam. Dopo un periodo che è sembrato interminabile il nuovo Pastore è apparso sul balcone. Un viso bonario, un corpo massiccio ma non pesante, una voce che pareva non avere bisogno del microfono, un nome per due terzi italiano ma una nazionalità che, a detta sua, sta “alla fine del mondo”.
Jorge Mario Bergoglio ha presentato subito le sue credenziali assumendo il nome di Francesco, senza numeri ordinali che lo avrebbero messo in ogni caso in una lista. Francesco tout court, come il patrono d’Italia. L’uomo che, dopo essersi spogliato di tutti i suoi averi, viveva in povertà parlando agli uomini e agli animali. In coda a tutto questo un dettaglio piccolo piccolo, una notizia che nella magnitudo del resto poteva passare inosservata.

La famiglia del Papa venuto dalla Pampa è originaria di Portacomaro, un piccolo paese alle porte delle mia città. Per ogni astigiano è stata idealmente una veloce carrellata di Google Earth che, dalla visione generale e anonima della sfera, si è focalizzata sulla ridente città di Asti, che in quel momento ha allargato il suo sorriso. Il problema, se di problema si vuole parlare, è che quella carrellata l’ha seguita tutto il mondo.

Nelle successive tre settimane non c’è stato in pratica abitante di Portacomaro che non si sia trovato con una telecamera di fronte e un microfono davanti alla bocca, alla ricerca di ricordi, impressioni, aneddoti, arie di casa. Ora sono passati poco più di tre mesi dall’insediamento di Papa Francesco e, come prevedibile, la città ha celebrato in tutti i modi la sua “astigianità”, ma senza ossessioni e senza cadere nel fanatismo, mantenendo questo piccolo orgoglio appuntato sul petto come una medaglia al valore religioso.

Personalmente non ho il dono della fede, non credo in un aldilà cosciente, perlomeno in senso canonico. Di conseguenza seguo con un’ottica laica le vicende della Chiesa, che nel corso della storia si è fatta carico di diverse manchevolezze che a tratti me l’hanno fatta guardare con sospetto.

Jorge Mario Bergoglio mi è sembrato da subito un grande comunicatore, una persona dal viso che ispira quella bontà che il rappresentante dei Cattolici nel mondo deve ispirare, un uomo che ha le qualità per mettere riparo con la sua figura a tutti gli scandali che recentemente hanno un poco incrinato l’immagine del Vaticano e di quello che rappresenta.

Mi pare nello stesso modo che il suo operato rifletta questa buona impressione che ho di lui e non posso negare, con un briciolo di sano provincialismo, di compiacermi che sia originario delle mie parti. Se qualcuno non fosse d’accordo con me, può sempre risolverla appellandosi a un luogo comune. Asti è bella, peccato che c’è Faletti.

FRANCE-FILM-FESTIVAL-CANNESMichael Douglas dopo due anni difficili segnati da scandali e da un tumore, rinasce a nuova vita, anche sua moglie Catherine Zeta-Jones, è tornata al suo fianco dopo mesi di separazione.

Dopo aver sconfitto il cancro è tornato al cinema  coprotagonista insieme a Diane Keaton di “Mai così vicini” una commedia romantica.

In una lunga intervista a repubblica l’attore settantenne si racconta:

È bello ritrovarla in forma, sereno, e in un film semi-indipendente.

“Oggi è difficile fare questi film, il grosso dell’industria si concentra sulla tv. Le storie vere, come questa che parla della forza dell’amore e della possibilità di innamorarsi a ogni età, sono un prodotto per pochi. È stato anche comodo, si girava in Connecticut, impiegavo solo quaranta minuti per arrivare sul set da New York, dove vivo. Non ho dovuto lasciare la mia famiglia troppo a lungo”.

Che rapporto ha con il cinema?
“Mi vergogno a dirlo ma ci vado poco, di recente ho visto  in aereo. Vado con i miei figli a vedere i film in Imax 3D, Godzilla. Oggi è dura mandare la gente nelle sale, il grosso si consuma a casa grazie a internet”.A proposito di famiglia: il momento di crisi con sua moglie è finito.”Ne sono felice. Catherine tornerà a lavorare, in autunno girerà un film in Inghilterra. I ragazzi sono tranquilli. Posso finalmente rilassarmi. Per l’estate abbiamo deciso di fare una bella vacanza in Italia, siamo appassionati di archeologia. Niente festival né glamour, solo mare, sole e storia antica”.Sta parlando della Sicilia?”È nei nostri programmi ma eviteremo i luoghi turistici”.

Sarà protagonista di Ant-Man. C’entrano qualcosa i suoi figli?

“Con una figlia di 11 anni e un figlio di 13 è difficile non conoscere il loro mondo, anche se non sempre riesco a stare al passo. Sono loro a rendermi giovane, e sono i più eccitati per questo film. Io non sono tipo da fantascienza, è un’esperienza del tutto nuova, green screen, effetti speciali, costumi… Comunque, diciamola tutta, sono film che pagano molto bene e in genere hanno dei sequel, quindi ben vengano”.

Com’è cambiata la sua vita dopo la malattia?

“Fra pochi giorni interverrò a un congresso di specialisti a New York, mi hanno invitato a raccontare la mia esperienza. Spiegherò quanto sia importante la ricerca e quanti soldi vengano sprecati in altri ambiti. Ora che sono diventato un testimonial del tumore, vorrei aiutare chi non ha le mie possibilità affinché tutti possano avere diagnosi tempestive e cure. Quando mi è stato diagnosticato, da tempo sentivo che qualcosa non andava ma il mio dottore non riusciva a capire cosa. Se avesse avuto ogni mezzo disponibile, l’avrebbe capito quand’eravamo nella seconda fase e non, come è successo, nella quarta, la più grave”.

Ha deciso di non operarsi

.”Mi sono curato con la chemio e la radioterapia, se mi fossi operato la mia carriera sarebbe stata compromessa, mi avrebbero dovuto asportare la mascella e parte della lingua. Per fortuna non ce n’è stato bisogno. Nel male, una benedizione. Quand’esci da una cosa del genere ringrazi ogni giorno di essere vivo. È la mia seconda vita, una nuova energia che scorre nel corpo. È un momento di rinascita su ogni fronte: salute, carriera, amore”.

Che cosa serve per ridar vita a una relazione?

“Essere più rispettosi, attenti alle esigenze di chi hai accanto. È importante superare insieme i momenti difficili, restituisce vigore al rapporto. In tanti si preoccupano di quel che pensano gli altri, ma gli altri sono degli estranei. Quel che conta, è sapere cosa vuole da noi chi amiamo davvero”.

wolverine-incidente-sul-setCurioso incidente quello capitato a Hugh Jackman durante le riprese dell’ultimo film della saga degli X-Men, Giorni di un futuro passato, e raccontato dallo stesso attore durante una intervista al Graham Norton Show, tappa del tour promozionale del film.

La scena prevedeva che l’eroe corresse nudo al buio con i mitici artigli estratti e pronti per combattere; quando però l’attore si è trovato davanti la parte di troupe femminile intenta ad ammirarlo come se fosse uno spogliarellista (su parole, ndr) ha istintivamente portato le mani sopra le sue parti intime per coprirle, dimenticandosi della presenza degli affilati artigli.

Fortunatamente solo il suo interno coscia è rimasto graffiato mentre non sembra ci si siano problemi per la sua virilità che non è stata minimamente compromessa.

A quanto pare anche dopo 14 anni a vestire i panni dell’immortale X-Men (siano nei film con tutti gli X-Men che i due spin-off a lui dedicati, è in forse la sua presenza nel terzo capitolo di Wolverine) i rischi legati agli artigli di adamantio son ancora ben presenti.

 

Dall’11 giugno, su Real Time potete seguire ‘Nigellissima’, ovvero un programma di cucina in sei puntate condotto da una star della tv britannica, ovvero Nigella Lawson. In Patria è famosa per programmi come ‘Nigella Bites’ e ‘Nigella Express’, oltre che essere una nota giornalista che in passato ha scritto diversi articoli per il ‘Sunday Times’ e il ‘Guardian’. Lei, figlia di un ex-Ministro del Tesoro, è una vera e propria icona in Inghilterra, dove è stata addirittura definita “queen of porn-food”, una definizione attribuitagli per le sue appassionate descrizioni dei piatti e degli ingredienti.

Ora Nigella Lawson è ospita in Italia per un nuovo programma. Tv Sorrisi e Canzoni l’ha intervistata chiedendole come mai abbia scelto la cucina italiana per un nuovo programma: “Come si nota da tutto il mio lavoro precedente e da quest’ultima serie in particolare, il mio per l’Italia non è un amore passeggero. In Italia ho scoperto non solo che il cibo è essere un grande piacere, ma anche un modo per vivere meglio in quello che è uno stile di vita che io ho adottato e che ritengo sia una ragioni del mio successo in Gran Bretagna, dove ho proposto un modo di far da mangiare che molti non conoscevano”.

Antonella Mosetti – In una intervista rilasciata a ‘DiPiù’, Antonella Mosetti si confessa e parla della sua vita sentimentale, partendo dalla storia con Aldo Montano: “Grazie a Matteo – si riferisce al compagno – ho ritrovato il sorriso dopo aver passato mesi di inferno. Anche se sono stata io a lasciare Montano, infatti, la fine della nostra storia mi ha fatto soffrire moltissimo. Avevamo progetti, desideri e priorità diversi, lui ha messo al primo posto la carriere io volevo una famiglia”.

Antonella Mosetti e la solitudine

Si passa poi a parlare di uno dei momenti più brutti della sua vita, ovvero quando perse il bimbo. Sì, perché Antonella Mosetti stava per coronare il suo sogno, ma poi qualcosa non è andato per il verso giusto: “E’ stato un dolore atroce, in quei momenti terribili avrei avuto bisogno di qualcuno che mi stesse vicino, che mi confortasse e dicesse: “Amore, coraggio, tra un po’ ci riproveremo”, ma tutto questo è mancato”.