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bomba orologioChe gli Stati Uniti d’America stiano vivendo una delle pagine più buie per quanto riguarda l’allerta terrorismo è cosa nota, ma colpisce la vicenda accaduta lunedì scorso in una scuola di Irving, nella periferia di Dallas. Un’insegnante ha infatti scambiato l’orologio dello studente quattordicenne Ahmed Mohamed per una bomba e ha denunciato il ragazzo, che è stato mantenuto in stato di detenzione fino alla giornata di mercoledì, quando tutte le accuse a suo carico sono decadute.

Si tratta dell’ennesimo episodio di cronaca che si intreccia con l’allerta terrorismo vissuta dagli americani, una svolta che dopo l’11 settembre ha portato il paese a non essere più lo stesso. Così la pensa il padre del ragazzo, Mohamed Elhassan Mohamed, che ha dichiarato che l’invenzione del figlio era buona e fatta per fare piacere all’umanità, non certo per distruggerla. Il ragazzo aveva infatti costruito con le sue mani un orologio artigianale per mostrarlo orgoglioso alla classe. Una volta esaminato dall’insegnante di ingegneria, l’orologio rudimentale era rimasto in aula e quando si è attivato l’insegnante che seguiva la lezione successiva si è subito allertata e ha chiamato immediatamente la polizia. Ecco quindi spiegato lo strano caso dell’orologio, che ha valso al piccolo una notte in prigione e tanti guai per la sua famiglia.

Pronta è arrivata la richiesta del presidente Barak Obama, che ha invitato il piccolo alla Casa Bianca con un simpatico tweet: ‘Cool clock, Ahmed. Want to bring it to the White House? We should inspire more kids like you to like science. It’s what makes America great’. Queste sono le parole del presidente che, sdrammatizzando l’accaduto, ha invece sottolineato l’importanza della popolazione di cultura araba negli States e fugato ogni dubbio sulle intenzioni del ragazzo, il quale potrà godersi la sua invenzione comodamente seduto nelle belle poltrone della Casa Bianca.

imageIn questa guerra infinita  di Gaza ancora morti, oggi anche un giornalista italiano ha perso la vita mentre sul posto documentava il disinnesto di una bomba.
E’Simone Camilli, videoreporter romano di 35 anni, lavorava per l’Aptn. La Farnesina ha confermato il decesso in una nota. Il ministro Mogherini: “La morte di Camilli è una tragedia per la famiglia e per il Paese”
“Ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni e per la seconda volta in pochi mesi piangiamo la morte di ragazzi impegnati con coraggio nel lavoro di reporter”, ha ricordato Mogherini.”

E se ve ne fosse stato bisogno, l’uccisione di Simone dimostra ancora una volta quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente”, ha aggiunto. “Ai famigliari e agli amici di Simone voglio esprimere a nome mio e di tutto il governo le condoglianze per questa perdita così dolorosa”, ha concluso.

A Beit Lahiya durante le operazioni per disinnescare una bomba c’è stata una esplosione. Sette vittime. Tra loro anche il giornalista Simone Camilli, che lavorava per Ap. Diversi feriti, alcuni sono gravi

Simone Camilli aveva 35 anni era nato a Roma il 28 marzo del 1979 ed era un cameraman di grande esperienza che lavorava per l’agenzia di informazione Associated Press. Conosceva molto bene il Medio Oriente, in particolare Gaza, aveva documentato tutte la più recenti crisi. Le vittime sarebbero state investite dalla deflagrazione di un missile israeliano inesploso .

Esplosione con morti e feriti – Ancora sangue in Pakistan, dove questa mattina sono morte 11 studentesse a causa di una bomba piazzata su un autobus dell’università femminile Sardar Bahadur Khan situata a Quetta, una città nel Pakistan sud occidentale. A riferirlo è Atique Khan, funzionario di polizia pakistano che ha reso nota la notizia: “Confermo che 11 studentesse sono state uccise e più di 17 ferite”.

Pakistan – studentesse in gravi condizioni

E il racconto della tragedia si fa ancora più agghiacciante quando viene spiegato cosa sia accaduto veramente sull’autobus: “La bomba è esplosa appena le studentesse e le insegnanti sono salite sull’autobus per andare dall’università al centro città”. Le studentesse decedute sono dunque 11, ma il numero potrebbe aumentare con il passare del tempo visto che alcune persone sono ferite e in gravi condizioni. Secondo le prime indagini, l’ordigno sarebbe esploso tramite un comando a distanza.