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acquaSpesso la cronaca giornaliera si concentra su avvenimenti internazionali, legati alla politica del paese o ai fatti più cruenti. Non va dimenticata però la regionalità, ovvero i problemi che possono realmente ‘mettere in ginocchio’ una regione, una provincia o una città, perché possono essere emblematici dello stato di salute dell’intero paese. Ecco che a causa del forte maltempo e della frana che ha colpito la zona di FiumeFreddo, la città di Messina si trova ad essere senza acqua da ben sei giorni. Si tratta di un periodo di tempo lungo, forse eterno per chi lo sta vivendo, in quanto l’acqua è vita, è l’elemento base per cucinare, lavarsi, bere e anche per svolgere tante altre operazioni quotidiane.

Non ci si accorge di quanto importante sia l’acqua fino a che essa non manca, e gli abitanti della città sicula stanno facendo questa esperienza sulla loro pelle. Si tratta di un’emergenza che non può essere sanata in tempi brevi e ciò significa che la città e il suo hinterland rimarranno privi del servizio idrico ancora per altri giorni. La ragione, secondo le spiegazioni fornite da Luigi La Rosa, direttore di Amam, Azienda Meridionale Acque di Messina va ricercata nei continui smottamenti che la zona sta registrando, i quali rendono impossibile la manutenzione in loco e quindi il ripristino della rete idrica.

Ciò che colpisce è la diffusione virale del problema, che da nord a sud ha registrato la solidarietà di tutta la penisola, a riprova che la mancanza di acqua è un tema scottante, che merita di essere condiviso da tutta la popolazione. Con l’hashtag #messinasenzaacqua il popolo del web si è scatenato, fra ilarità e denuncia sociale, evidenziando il malfunzionamento del sistema idrico e anche il fatto che una frana sta mettendo in ginocchio un’intera città.

evidence-of-water-found-on-mars-5652760466817024.2-hpMisteriosa, avvincente e decisamente innovativa è la scoperta comunicata ieri dai vertici Nasa, secondo la quale il pianeta rosso Marte sarebbe attraversato da fiumi di acqua salata. La presenza di acqua si registrerebbe solamente nelle stagioni estive, ma lascerebbe intravedere la presenza di una specie di vita microbica su Marte. Sappiamo bene che dove c’è acqua c’è vita, quindi le ricerche che da anni proseguono sul pianeta rosso potrebbero essere giunte ad un bivio decisivo.

L’autore del comunicato ha invitato il ‘popolo umano’ alla prudenza, in quanto si tratta di una scoperta di portata epocale, ma che deve ancora essere chiarita nei particolari. La prova della scoperta è arrivata grazie alle segnalazione della Mro, la sonda spaziale americana Mars Reconnaissance Orbiter lanciata il 12 agosto 2005. I ruscelli di acqua salata apparirebbero solamente nelle stagioni estive, lasciando sul loro cammino delle striature nere che gli scienziati non erano mai riusciti a decifrare.

Fino ad ora, almeno, in quanto l’acqua su Marte c’è e si tratta di una mistura salata, anzi, di sali idrati che sono stati trovati sulla superficie del pianeta. Per questo gli esperti chiedono prudenza, perché se i sali sono un chiaro riferimento alla presenza dell’acqua, gli strumenti a disposizione degli umani non sono stati finora in grado di verificare l’effettiva presenza di canali stagionali. L’acqua, su Marte, potrebbe quindi esserci, ma tanti studi e rilevazioni devono ancora essere fatti per comprendere se sul pianeta rosso possa esistere una forma di vita alternativa e microbica, la quale aprirebbe scenari incredibili ad una futura colonizzazione.

Nel frattempo la rete si diverte, e lo stesso Google ha aperto la pagina odierna con un simpatico Doodle, dove un panciuto pianeta rosso sostituisce una delle O del Grande G, si gira all’improvviso con fare sornione e beve da un bicchiere di bibita colorata con la sua cannuccia personale.

acqua radioattiva depurareIncredibile scoperta da parte dei ricercatori italiani: è stato creato Wow, un nuovo macchinario in grado di depurare l’acqua radioattiva. Il sistema, creato da un ingegnere padovano, Aldo Marin, è la prima macchina al mondo che trasforma le scorie radioattive – ma non solo – in acqua pura, senza l’utilizzo di filtri. La scoperta è tutta italiana: oltre a Marin si sono impegnati in essa anche il professor Massimo Oddone, chimico dell’Università di Pavia, e dieci ingegneri.

«La scoperta fu un fatto del tutto casuale, e ci mettemmo due anni per capire quale principio fisico portava a quel risultato», racconta l’ingegnere Aldo Marin. Il sistema, chiamato Wow, ovvero Wonderful Water, acqua meravigliosa, purissima, è stato poi perfezionato nei laboratori Arpav di Padova, dal Cnr, dall’Università di Pavia e dal Laboratorio per l’energia nucleare applicata, e ha ottenuto diverse attestazioni e certificazioni anche internazionali.

Si tratta di un sistema importantissimo che potrà avere moltissime applicazioni pratiche, come è facile immaginare: si potrebbe depurare l’acqua delle fogne, rendendola purissima, così come gli scarichi industriali e agricoli, e una centrale nucleare potrebbe essere interamente smantellata in poco tempo e con costi relativamente contenuti. L’ingegnere Marin si è recato anche a Tokyo per parlare delle potenzialità della sua creazione, da impiegare soprattutto a Fukushima: in un luogo così inquinato, infatti, è facile che si creino moltissime scorie e fanghi radioattivi ogni giorno, cosa che l’impiego di Wow potrebbe del tutto o quasi eliminare. Il sogno di un mondo più pulito sembra all’improvviso più vicino, e grazie ad una invenzione tutta italiana.

E’ giusto e importante, dunque, investire nella ricerca italiana, che spesso è all’avanguardia sotto tanti punti di vista, e trova impieghi a livello internazionale di ottima qualità. Al momento gli ingegneri che hanno creato Wow sono alla ricerca di vari partner, magari italiani, che mettano il prodotto sul mercato.