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Monthly Archives: Novembre 2012

Chelsea: Di Matteo non è più l’allenatore della squadra – Il tecnico italiano del Chelsea, Di Matteo, non si occuperà più della squadra.

A condannare il tecnico italiano, sono stati i risultati negativi della squadra ottenuti in quest’ultimo periodo. Il Chelsea ha infatti guadagnato solamente due punti nelle ultime quattro partite disputate in Premier League e hanno anche perso a Torino contro la Juventus per 3 a 0, risultato che ha comunque compromesso il passaggio dei Blues agli ottavi di finale di Champions League.

 “Gli ultimi risultati non sono stati soddisfacenti e così la società ha deciso che fosse necessario un cambiamento per riportare la squadra nella giusta direzione e ridare vitalità alla stagione. Il club ringrazia Roberto Di Matteo per quanto ha fatto e non dimenticherà mai i successi portati al club”. E’ stato questo quanto affermato da Abramovich.

Non è ancora noto però il nome del nuovo tecnico del Chelsea, anche se tra i preferiti di Abramovich ci sarebbe Rafa Benitez, ex allenatore del Liverpool e dell’Inter.

 

Nelle carceri italiane sono detenute 67.437 persone, contro una capienza regolamentare di 45.281. Queste cifre valgono al nostro Paese il primato europeo per sovraffollamento carcerario, oggi pari al 140%. una situazione che definirla un dramma è quasi un eufemismo, che purtroppo emerge solamente quando accadono gesti estremi.
Dati che emergono dal rapporto sulle condizioni carcerarie in Italia mettono i brividi. A un mese dalla fine dell’anno, 93 sono i detenuti morti in carcere, di cui 50 per suicidio, uno per sciopero della fame (Lecce), uno per overdose (Regina Coeli), uno per omicidio (Opg di Aversa), 31 per cause ancora da accertare e 9 per malattia. A questi numeri si devono poi aggiungere altri quattro decessi, di cui 3 per suicidio, avvenuti nelle camere di sicurezza: si tratta di tre uomini e una donna stranieri di età variabile tra i 26 e 31 anni. La donna era ucraina e si è tolta la vita mentre si trovava in una stanza del commissariato di Villa Opicina a Trieste lo scorso aprile. Nello stesso periodo dello scorso anno erano morti 91 detenuti, 43 dei quali per suicidio. Ma è una tragedia che si consuma quotidianamente e che è subìta non solo da coloro che vivono la prigione, perché reclusi, ma anche dagli operatori che ci lavorano.
L’Italia risulta essere stata sanzionata con sentenze esemplari che hanno di recente condannato l’amministrazione della giustizia a risarcimenti, seppur quasi simbolici, a ristorare alcuni detenuti che avevano chiesto giustizia per le condizioni mortificanti cui erano sottoposti all’interno delle celle, ma anche dalle istituzioni internazionali.
Finalmente è entrata in vigore la legge 195/12 di recepimento del Protocollo opzionale Onu contro le pene crudeli, inumane e degradanti. In virtù di tale importante normativa, viene previsto, peraltro, la creazione di un comitato di controllo internazionale cui sarà consentito il libero accesso ai penitenziari.

Continua a far parlare di sé la showgirl argentina Belen Rodriguez. Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi sulla possibilità che lasciasse Colorado a causa della sua gravidanza, Belen ha postato su Facebook la smentita: “Non ho lasciato Colorado, semplicemente è finita la stagione”. La Rodriguez intanto ha deciso di fare l’ultimo regalino ai suoi fan prima di lasciare le scene per dedicarsi interamente alla sua gravidanza. La showgirl argentina ha infatti girato uno nuovo sexy spot per Linkem nel quale sfoggia un décolleté prosperoso stretto in una tutina color oro. Ma le novità non finiscono qui. Infatti, incalzata dalle domande di Piero Chiambretti che l’ha intervistata su Radio2 Rai, Belen confessa che lei e Stefano stanno per trasferirsi a Roma, dove potrebbero anche convolare a nozze. Per il momento i due piccioncini si preparano a trascorrere il Natale in Argentina, indiscrezione rivelata da Cecilia, sorella della showgirl, che ha dichiarato che “Io, Belen e Stefano trascorreremo il Natale in Argentina. faremo una grande cena la sera della vigilia e ognuno di noi scriverà un desiderio su un bigliettino, legandolo a un palloncino che poi faremo volare via. si tratta di una classica tradizione sudamericana”.

Patty Pravo torna a parlare dopo la tremenda malattia che l’ha inghiottita nei mesi scorsi, una profonda depressione, caratterizzata da forte ansia e attacchi di panico tanto forti da costringerla al ritiro dalle scene. “Mi si è chiusa la gola, non riuscivo più a respirare. Non capivo niente, ero in uno stato di totale incoscienza”, con queste parole Patty Pravo inizia a raccontare in un’intervista al settimanale “Gente, in edicola lunedì 19 novembre, della sua malattia. La ragazza del Piper confessa di aver avuto paura di morire, di passare intere ore a fissare il soffitto credendo di impazzire. Ovviamente questo stato di profondo malessere l’ha costretta ad annullare tutti i suoi impegni lavorativi a partire da agosto scorso. Ma poi la splendida 64enne ha fatto ricorso a una terapia che racconta lei stessa: “Mi sono chiusa in camera, al buio, i telefoni spenti. Ho passato giorni interi stesa a letto, senza pensare né parlare, senza riuscire a piangere o a toccare cibo”. Ed ora, anche grazie all’affetto dei suoi tantissimi fans, pare che il momento peggiore sia passato, ed ora la Pravo dichiara di voler partire per l’Africa con Gino Strada, aiutare sul campo chi sta peggio di noi. Dopo aver ricevuto tanto, crede sia giunto il momento di dare. Ai bambini soprattutto. Nobile progetto!

Era previsto per questa mattina al Tribunale di Taranto l’interrogatorio di Sabrina Misseri. Davanti alla Corte d’assise di Taranto, parla  la ventiquattrenne di Avetrana accusata con la madre Cosima Serrano dell’omicidio della loro parente quindicenne scomparsa il 26 agosto del 2010 e fatta ritrovare senza vita 42 giorni dopo da Michele Misseri, padre e marito delle due imputate. Il pm Mariano Buccoliero ha interrogato Sabrina prima sul rapporto con Sarah, poi con Ivano Russo. Secondo gli inquirenti, infatti, la gelosia per Ivano fu il movente che scatenò l’omicidio della piccola Sarah. Alle domande del pm la ragazza ha risposto in lacrime: “Per me Sarah era come una sorella minore, non una cugina. Siamo cresciute insieme. Puo’ essere capitato “qualche rimprovero, qualche ripresa. Ma escludo litigi con toni alti e violenti.” Per quanto riguarda Ivano Russo, invece, Sabrina ha raccontato di non essere innamorata di lui, ma di non vederlo nemmeno come un semplice amico. Il pm ha poi chiamato al tavolo Cosima Serrano che si è avvalsa della facoltà di non rispondere. L’interrogatorio si è concluso dopo 7 ore e mezza, inframmezzate da tre pause, due delle quali dovute a un crollo emotivo dell’imputata. In aula era presente anche Concetta Serrano, sorella di Cosima e madre della vittima.

Don Alberto Barin, il Cappellano di San Vittore,è stato arrestato per abusi sessuali in cambio di piccoli favori a detenuti stranieri, consumati nel suo ufficio all’interno del carcere. Le vittime sarebbero detenuti di età compresa tra i 22 e 28 anni, extracomunitari finiti in prigione per reati di piccola criminalità e che si rivolgevano a lui anche per ottenere il parere favorevole alla concessione della scarcerazione. A denunciare gli abusi, che gli investigatori definiscono “atti repentini”, un giovane di origina africana, in carcere per piccoli reati contro il patrimonio, già detenuto nel 2011 e di nuovo dietro le sbarre nel 2012. Don Alberto Barin, 51 anni, è stato condotto oggi nel carcere di Bollate, mentre le vittime, sei in tutto, pare siano state trasferite tutte da San Vittore in altri penitenziari. La Curia di Milano, scrive in un comunicato il responsabile per le Comunicazioni sociali, don Davide Milani, “esprime il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di san Vittore sono contestati. Fin da ora manifesta la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini”.

Forse i nostri politici, abituati ad avere sempre di più ed a non rinunciare a nulla, prima di imporre dall’alto politiche di austerity dovrebbero prendere esempio dal  presidente uruguayano, José Mujica,

José Mujica,,ilpresidente più povero del mondo

José Mujica, il presidente più povero del mondo

Mujica, 78 anni, ex guerrigliero di sinistra, dopo aver guidato il  Movimento de participación popular (Mpp), è salito al potere nel marzo 2010 e, da allora, è diventato il “presidente più povero del mondo”.

Mujica, infatti, ha rinunciato alla lussuosa residenza prevista per i capi di stato e ha deciso di donare ai poveri e ai piccoli imprenditori, circa il 90% del suo stipendio mensile, pari a 12.000 dollari (9.400 euro).

Il presidente uruguayano, protetto da due agenti di polizia (e dall’inseparabile cagnolina Manuela), vive con soli 775 dollari (607 euro), – in linea quindi con il reddito medio uruguaiano – in una piccola fattoria della moglie a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo. Qui, come molti suoi connazionali lavora la terra, raccoglie l’acqua da un pozzo e stende i suoi panni lavati sui fili appesi in giardino.

Il presidente, che veste in jeans , non usa i social network, e non risulta titolare neppure di un conto in banca, pare essere proprietario solamente di una vecchia Volkswagen Fusca.
In un’intervista alla BBC il presidente ha così spiegato la sua singolare scelta di vita: “ho vissuto in questo modo la maggior parte della mia vita. Posso vivere con quello che ho. Dicono che sono il presidente più povero, ma io non mi sento povero. Le persone povere – aggiunge il presidente – sono quelle che lavorano solo per mantenere uno stile di vita agiato e costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non possedete molto, non avete bisogno di lavorare come uno schiavo tutta la vostra vita per mantenere tutto quel che avete. E quindi avete più tempo per dedicarvi a voi stessi”.

Politici italiani, ma non solo, meditate…

“End of Watch – Tolleranza zero”

Regia: David AYER

Cast: Jake GYLLENHAAL, Michael PENA, Natalie MARTINEZ

Genere: Poliziesco/Thriller

Durata: 109 min. Colore

Produzione: 5150 Action, Crave Films, Emmett/Furla Films

Distribuzione: Videa – CDE

Paese: USA  2012

South Central, quartire simbolo della criminalità organizzata di Los Angeles, nel Dipartimento di polizia Brian Taylor (Jake GYLLENHAAL) e Mike Zavola (Michael PENA) sono colleghi e amici sin dall’addestramento in accademia. Hanno giurato di proteggere a tutti i costi le vie di una metropoli non troppo “pulita”, La città degli Angeli – Los Angeles, la loro città dove corruzione e scambio di droga serpenteggiano lungo le strade losangeline. Dopo essere stati scagionati da un’inchiesta su una morte accidentale, i due giovani poliziotti, teste calde fino a quel momento, s’ imbattono, a bordo della loro pattuglia armati di Comcorder e microcamere, alla volta dei “cattivi”, rivendicando in nome della giustizia e della legge, il bene per la comunità. Un lavoro rischioso che ogni giorno mette a dura prova i due colleghi affrontando sfide sempre più violente ma rafforzando sempre più un legame di profonda fiducia e amicizia tra di loro. Uno spaventoso caso del destino è proprio dietro l’angolo ad attenderli.

End of Watch – Tolleranza zero, di David AYER (già sceneggiatore di “Training Day” nel 2001, “Fast end Furious” e “S.W.A.T.”), propone come tema evidente la cruda realtà di un quartiere malfamato di Los Angeles dove la delinquenza risulta essere normale quotidianità affiancata al duro lavoro di due agenti della polizia. In questo lungometraggio non mancano momenti di intenso phatos  e azioni violente, frammentate di volta in volta, da scene dai caratteri più sensibili e profonde in cui le perfomance dei due attori protagonisti ( Jake GYLLENHAAL e Michael PENA ) svelano il lato migliore di sé attraverso un’informidabile naturalezza scenica. Il tessuto narrativo è alquanto incisivo così come i dialoghi risultano realistici, vivi e con punte goliardiche. Il fulcro centrale nonchè tema latente messo in risalto dal regista/sceneggiatore David AYER nel mix delle interazioni tra Jake GYLLENHAAL e Michael PENAè il messaggio di denuncia rivolto alla comunità, troppa violenza e bisogno di ordine sociale nel mondo.

 

 

 

 

 

 

End of Watch – Tolleranza zero, parla proprio di questo, la tolleranza è zero di fronte a crimini efferati e a violenze senza senso. E’ un film che vale la pena vedere, dove il dovere, l’istinto e una giusta preparazione professionale sono qualità alla base di un buon poliziotto. Tutto ciò si radica dentro lo spettatore che s’immedesima e intuisce rammaricato come dovrebbero essere, almeno per una volta, gli “eroi” nella vita di tutti i giorni.

 

Maria Teresa Bianco