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Monthly Archives: Giugno 2011

Il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali, presieduto da Silvano Vinceti, ha promosso una campagna per la raccolta di 100 mila firme con l’obiettivo di riportare la Gioconda in Italia.

L’iniziativa rimarrà attiva per sei mesi e sarà rivolta a tutti i cittadini interessati ad ammirare in Italia questo straordinario capolavoro del genio italiano, come ha dichiarato lo stesso Vinceti in una conferenza stampa organizzata nell’ex convento di Sant’Orsola a Firenze, luogo in cui sta dirigendo gli scavi per il recupero delle spoglie di Losa Gherardini Del Giocondo, la modella che, secondo le indicazioni fornite dal Vasari, sarebbe stata la musa ispiratrice di Leonardo.

La petizione sarà rivolta al ministro per i Beni e le attività culturali italiano, al ministro della Cultura francese e al direttore del museo del Louvre e le firme saranno raccolte tra i parlamentari alla Camera dei Deputati e al Senato. I firmatari dell’appello chiedono che la Monna Lisa leonardiana possa restare alla Galleria degli Uffizi almeno una ventina di giorni, oppure, in alternativa, possa essere esposta a Palazzo Vecchio o in Palazzo Medici Riccardi.

Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, ha fatto però sapere di non essere stato informato dell’iniziativa e ha puntualizzato di non volersi assumere alcuna responsabilità circa l’esposizione del celebre dipinto nel suo museo. ”La Gioconda agli Uffizi? – ha puntualizzato Natali – personalmente non la voglio, neppure per un’esposizione di pochi giorni. E’ un’opera-simbolo dell’arte, che non va mossa dal Louvre, non può correre alcun rischio”.

La campagna per il rientro, anche se solo temporaneo, della Gioconda in Italia avrà anche una grande visibilità su Internet e sui principali social network, primo fra tutti Facebook, e ha due adesioni simboliche, quelle delle principesse fiorentine Irene e Natalia Guicciardini Strozzi, discendenti di un ramo della famiglia Gherardini Del Giocondo, quindi parenti alla lontana di Lisa Gherardini del GIocondo. All’iniziativa hanno dato la loro adesione anche gli enti locali.

 

Sarà “Le idi di marzo”, film diretto da George Clooney, ad aprire la sessantottesima mostra del cinema di Venezia, che si terrà dal 31 agosto al 10 settembre. Il film è tratto da una pièce teatrale pluripremiata a Broadway, dal titolo “Farraguth North”, scritta da di Beau Willimon, che ha collaborato anche alla scrittura del film insieme a Grant Heslov.

“Le idi di Marzo”, ambientato in un futuro molto prossimo durante le elezioni primarie in Ohio per la presidenza del Partito Democratico, racconta la storia di un giovane esperto in comunicazione, interpretato da Ryan Gosling, che lavora per un candidato alla presidenza, Mike Morris, interpretato da George Clooney, ma che si trova, suo malgrado, coinvolto nella corruzione dell’ambiente che lo circonda. La vicenda narrata nel film è ispirata alla corsa presidenziale di Howard Dean, governatore del Vermont, persa per colpa di un raffreddore. La voce di Dean infatti, resa sgradevole dal naso chiuso, nel corso di un comizio si trasformò in un buffo guaito, che venne poi ridicolizzato dai comici americani, rovinando la credibilità del politico e conducendolo ad un totale fallimento elettorale.

Per Clooney questo è il quarto film da regista ed è la terza volta che calcherà il  red carpet di Venezia.

 

La polemica è scoppiata dopo una dichiarazione di Morgan durante la conferenza stampa di presentazione del film su Jim Morrison “When You’re strange” (in occasione dei quarant’anni dalla sua scomparsa) nel quale il cantante doppierà la voce narrante di Jhonny Depp.

Inizialmente le dichiarazioni erano abbastanza soft: “È un’età diabolica, in questi 27 anni c’è un concentrato di lavoro che in altre persone si sarebbe fatto a sessant’anni”. Quando però i giornalisti gli chiedono se si stesse riferendo a qualcuno in particolare l’ex Bluvertigo risponde: In un certo senso anche Vasco è morto a 27 anni, almeno musicalmente.

La replica di Vasco non si è fatta attendere sulla sua pagina ufficiale di facebook: ll doppiatore di Johnny Depp? …Ma sì è lui…Morgan degli U2, quello che di concerti a Sansiro se ne intende, altrochè…!! Poverinoo…per un barlume di popolarità…cosa non si fa”.

A questo Morgan risponde: “Preferisco cantare nei teatri d’opera, negli stadi si sentono i rombi, non i suoni”

Si spegnerà mai questa polemica?

 

Lamberto Sposini non è più in terapia intensiva. E’ stato trasferito in un reparto di degenza del Policlinico Gemelli di Roma, dove potrà seguire la riabilitazione neurologica e fisica. L’annuncio è stato dato dal professore ordinario di Neurochirurgia Giulio Maira. Nel  recente bollettino medico ha scritto che il paziente sta meglio e non ha più bisogno dell’assistenza e delle cure proprie del reparto di terapia intensiva.

Lo scorso 26 Aprile, Sposini fu ricoverato dopo aver avuto un’improvvisa emorragia celebrale durante la c

onduzione del suo storico programma “La vita in diretta”.

I medici sono ottimisti sulle condizione del conduttore: riconosce i suoi familiari, ha reazioni emotive e riesce a stringere la mano di chi gli è accanto.

I tempi di recupero saranno lenti, ma i suoi ammiratori sono fiduciosi. Sulla sua pagina face book si leggono molti incoraggiamenti. Speriamo che possa riprendere presto in mano la sua vita e il programma che da anni gli appartiene. Forza Lamberto!

 

Pontida, domenica 19 giugno 2011. Parla Bossi, atteso, invocato e temuto; molti si attendono parole decisive e il tanto minacciato distacco della spina.

L’inizio sembra essere infatti all’altezza delle aspettative. Il Senatur incalza infatti la folla giunta numerosa con un’invettiva alla stampa non amica. «Questa è la risposta ai coglioni giornalisti… Altro che la Lega è rotta. Vi romperemo noi».

Quando però il discorso vira verso gli argomenti politici sulla folla piomba un inquietante silenzio. Il Capo inizia a parlare delle tasse e le idee appaiono poche, così come debole appare la vis polemica: niente parolacce, nessuna imprecazione, nessun fremito.

Un timido risveglio si nota quando Bossi inizia a parlare dell’alleanza con Berlusconi.

«Non è mica detto che alle prossime elezioni andiamo con Berlusconi», parole che suonano, tuttavia, un po’ come l’ennesimo penultimatum, l’ennesima minaccia di chi abbaia, ma non morde.

Poi arriva la stoccata a Equitalia, l’agenzia che riscuote le tasse e che talvolta avrebbe il vizietto di sequestrare automobili e abitazioni a tutti, ma soprattutto al popolo della Padania. «Una cosa vergognosa… Metteremo dei paletti» promette Bossi. E, incamminatosi per questa strada, non poteva certo mancare il riferimento alle multe per le quote latte. Bossi rivela al popolo padano che in Europa si sono sbagliati, che sono state conteggiate mucche inesistenti o troppo vecchie per dare latte, che gli allevatori sono stati trattati da malfattori, ma i furfanti veri sono altri, cioè i politici europei, ma ancor di più quelli “romani “, Casini primo fra tutti, colpevole di aver accusato il partito del Carroccio di aver lucrato sui soldi destinati alla ricerca contro il cancro. E Calderoli giunge anche a paventare il pericolo che viene dall’Europa, rappresentato da coloro che non vogliono farci bere latte padano e vogliono farci prendere l’Escherichia coli di qualche altro paese.

La successiva carta giocata dai vertici leghisti è quella del trasferimento dei ministeri al Nord. «Berlusconi aveva già firmato il documento, ma poi s’è cagato sotto» dichiara il Capo, tanto per essere chiaro, e poi prosegue però con un discorso non sempre ben comprensibile in tutti i suoi passaggi, ma il cui contenuto permette di ipotizzare il traferimento del ministero di Calderoli, quello cioè della Semplificazione, quello di Bossi, il Ministero delle Riforme per il Federalismo, quello di Maroni, il ministero dell’Interno, e quello di Tremonti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il tutto condito dalla disponibilità del sindaco di Monza, che avrebbe messo a disposizione la sede.

Forse nemmeno l’idea dei ministeri al nord interessa molto la base, che dopo circa venti minuti di discorso fa partire un coro: «Secessione! Secessione!», che spiazza letteralmente Bossi. Il Capo fa finta di non aver sentito e prosegue il suo discorso dicendo che il mondo è cambiato, che i principi universalisti vanno rivisti e, dopo l’urlo della folla che reclama libertà per la Padania, rispolvera un discorso buono per tutte le stagioni. «Bisogna ridurre gli sprechi, per esempio le auto blu. Io l’Audi me la sono comprata». Evidentemente però anche questo non basta al popolo leghista, che inizia nuovamente a strillare: «Secessione! Secessione!». E il Senatur, quasi spazientito, questa volta ribatte: «Volete la secessione? Ci si prepari. La Lega verrà incontro ai popoli del Nord che vogliono fare pressione sul centralismo. L’ultima volta ci mandarono contro la Magistratura. Stavolta saremo ancora più incazzati». Il popolo verde ora sembra contento.

Il discorso di Bossi ora volge al termine ed è il momento delle previsioni.

Per il futuro, quasi come se si trattasse di uno strano gioco del destino, ipotizza una futura vittoria della sinistra: gli italiani ogni quindici anni cambiano bandiera e alle prossime elezioni il voto non andrà al centrodestra, anche perchè la coalizione di governo di errori ne ha fatti molti, uno fra tutti quello di aver dato mano libera a Equitalia, che sequestra le case e le macchine ai cittadini. Sono tutti errori, a giudizio del Capo, che contribuiranno a spostare il voto dalla parte sbagliata, anche perchè, precisa il Senatur, in democrazia ognuno vota chi vuole.

E il discorso di Bossi si conclude qui.

Il “lider maximo” passa quindi la palla a Maroni, che imposta un discorso di più ampio respiro, rivendicando i successi del governo e del suo ministero contro la mafia e gli immigrati; è proprio Maroni, proposto alla base leghista quasi come il successore designato alla guida del partito, a calare  il vero asso nella manica, destinato inevitabilmente a suscitare polemiche nella maggioranza di governo. Il ministro chiede al governo di impegnarsi per l’uscita dell’Italia da tutte le missioni di guerra, prima fra tutte quella in Libia, a causa della quale stanno giungendo nel nostro Paese molti, troppo profughi.

«I missili non sono intelligenti, per fermare i profughi c’è solo un modo fermare la guerra», afferma il ministro, e prosegue: «Abbiamo contro la Nato che ha detto che non può fare un blocco navale per i clandestini in uscita, abbiamo contro l’Europa che non ci aiuta e la magistratura che è a favore dei clandestini».

E qui si chiude il momento clou del grande raduno del partito del Carroccio, aperto dall’arrivo del “Trota” in tenuta da ciclista, chiuso da una bella sfilata di tutto il vertice leghista, fra cui Bricolo e Giorgetti e animato da una base un po’ disorientata di fronte ad un partito che sembra essersi troppo “romanizzato”.

 

“Finalmente la felicita’”, è l’ultimo film di Leonardo Pieraccioni. Il regista ne ha parlato con i giornalisti a Lucca: le scene verranno girate tra la Sardegna, il comune toscano e Roma. Oltre ai protagonisti Thyago Alves e Ariadna Romero, il film vede anche la partecipazione di Maria De Filippi, nel ruolo di se stessa.

L’uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il prossimo natale. Il film ci racconta la storia di un professore lucchese (appunto Pieraccioni) che grazie a “C’è posta per te”(storico programma condotto appunto dalla De Filippi anche nel film) scopre una novità riguardante la sua famiglia: sua madre, deceduta da poco, aveva adottato a distanza una bambina brasiliana (Adriana Romero) che adesso lo vuole conoscere. Da qui parte il film che sicuramente sarà pieno di comicità e colpi di scena. Pare infatti che il protagonista sia anche un traditore: la sua ex fidanzata (che lavora al catasto) l’ha visto su Google Earth abbracciato ad una violinista!

Divertimento, sentimento e stupore: questo promette Leonardo Pieraccioni. I fan attendono con ansia.

 

Aereo tenta l’atterraggio in autostrada: 44 morti e 8 feriti – Il volo Tupolev 134 con a bordo 52 persone compresi i membri dell’equipaggio, si è schiantato al suolo tentando un atterraggio di emergenza in autostrada, vicino all’aereoporto di Besovets al confine tra la Russia e la Finlandia.

L’accaduto è avvenuto ieri sera intorno alle ore 21.40 italiane.

“Dalle prime informazioni che abbiamo risultano 44 morti. Otto persone sono rimaste ferite, sette in maniera grave” questo è quanto ha riferito la portavoce Irina Andriyanova telefonicamente.

“Abbiamo portato un bambino nell’ospedale locale — il bambino era in condizioni molto gravi”, ha detto una soccorritrice alla tv locale presente sulla scena dell’incidente. La donna ha detto che cinque persone sono state portate in ospedale.

Un video fatto da un testimone, e trasmesso dalla tv, ha mostrato fiamme innalzarsi dal relitto dell’aereo vicino al luogo dell’incidente, nella regione Carelia, a circa 700 chilometri a nord-ovest di Mosca.

Unire l’utile al dilettevole. Le mamme saranno contente del risultato dello studio effettuato dai ricercatori americani dell’Università del Michigan, ad Ann Arbor, sui cosiddetti brain games. Lo scopo di questi videogiochi è quello di tenere in allenamento il cervello, migliorare la memoria e la capacità di risolvere i problemi. E si sa che per i bambini non c’è quasi nulla di più divertente del trascorre qualche ora davanti ad una console. Quest’ultimo studio sembra aver dimostrato che questi brain games apportino dei miglioramenti alle suddette capacità.

Una precedente ricerca del 2010 ad opera di Adrian Owen, del Medical Research Council, svolto su un campione di 11.500 uomini e donne tra i 18 ed i 60 anni ha invece mostrato che i brain games non portano benefici per quanto riguarda le capacità sopra menzionate ma solo alla capacità di gioco di un individuo: chi ha giocato ad un brain game ha infatti totalizzato un punteggio maggiore.

Resta certo che in ogni caso non si deve abusare dei videogiochi di qualsiasi genere essi siano. Ma a prescindere da benefici o non benefici, non è meglio (quantomeno per i più piccoli) un brain game rispetto ad un gioco pieno di violenza?